Si annunciava nero e così è stato. Aprile da incubo per la produzione industriale con l’indice che precipita del 42,5% nel confronto con lo stesso mese dell’anno scorso. Uno schock determinato dalle misure restrittive che hanno bloccato l’offerta.  “Le misure di contenimento dell’epidemia hanno determinato la forzata chiusura dell’attività di molti settori per l’intero mese. Questo ha avuto effetti negativi importanti – spiega Istat – sui livelli produttivi”. Nel confronto con marzo marcata flessione del 19,1%, anche se meno ampia rispetto a quella del mese precedente su febbraio (-28,4%).

La crisi settore per settore

L’unico comparto in leggera crescita è quello farmaceutico (+2%), mentre rimane sostanzialmente stabile quello alimentare (-0,1%).
Le industrie tessili, dell’abbigliamento, pelli e accessori e quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto sono le più colpite, con riduzioni della produzione senza precedenti e rispettivamente pari all’80,5% e al 74,0%. Per il settore auto produzione addirittura azzerata.

Nel confronto con lo scorso anno nessun comprato industriale riesce a registrare un segno più: ad aprile la flessione del farmaceutico è del 6,7%, l’alimentare dell’8,1%.

Fortissimo calo della produzione

Nella media del periodo febbraio-aprile, il livello della produzione accusa un calo del 23,2% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo per l’energia (+0,7%), mentre “ampie” diminuzioni si registrano per i beni intermedi (-24,6%), i beni strumentali (-21,8%) e, in misura “meno intensa”, i beni di consumo (-14,0%).
“Forti flessioni su base annuale caratterizzano quasi tutti i principali comparti”: il calo è meno pronunciato solo per l’energia (-14,0%), mentre risulta molto rilevante per i beni strumentali (-51,5%), i beni intermedi (-46,0%) e quelli di consumo (-39,8%).

Accelerare la ripresa

Numeri da brivido ampiamente attesi ma che certificano la necessità di accelerare il ritmo della ripresa. Le indicazioni per maggio mostrano un rimbalzo rispetto ad aprile per effetto della progressiva ripartenza delle attività produttive. Rispetto a maggio del 2019 è prevedibile una contrazione intorno al 30%.

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