L’industria manifatturiera italiana ha resistito meglio di ogni altra in Europa allo tsunami economico innescato dall’emergenza sanitaria. A certificarlo i dati dell’Osservatorio manifattura del Centro studi CNA, pubblicati su Il Foglio. Nel periodo gennaio-luglio la perdita cumulata dal manifatturiero tricolore, rispetto allo stesso periodo del 2019, è del 6,6 per cento, un dato meno severo della media europea che si assesta al -7,5 per cento.

Secondo l’Osservatorio CNA, la resilienza italiana e la capacità di reagire prontamente alla crisi, si vede soprattutto nella ripresa dopo il drastico calo registrato nel periodo del lockdown dovuto alla chiusura degli stabilimenti. Dopo il rimbalzo fisiologico di maggio (+46,8 per cento) anche a giugno e luglio il terreno perduto è stato recuperato a ritmo sostenuto, ottenendo in tre mesi un recupero del 39,7 per cento. A trainare maggiormente questa ripartenza i settori dell’elettronica, dei mezzi di trasporto, altre industrie manifatturiere, gomma/plastica/minerali non metalliferi e la meccanica.

Che cosa ha determinato la resilienza italiana rispetto ad altre economie più solide?

L’Italia è stato il primo Paese europeo ad essere colpito dalla pandemia. Ma, suggerisce l’indagine del centro studi CNA, proprio il confinamento severo ma limitato nel tempo, potrebbe essersi dimostrato la risposta più corretta a un tipo di emergenza epocale quale la pandemia da Covid-19.

Il buon andamento post riapertura della produzione manifatturiera italiana lascia ben sperare. Secondo il Centro studi CNA potrebbe guidare la ripresa dell’economia e far si che il 2020 si possa chiudere con una perdita del Pil inferiore ai dieci punti percentuali.

 

 

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