La contrazione del Pil italiano, quest’anno, sarà “solo” del 9,2%. Un segno meno che fino ad appena cinque mesi fa, cioè prima dello tsunami economico scatenato dal Covid, sarebbe suonato come pura fantascienza. Ma tutto va letto con gli occhi di oggi, per di più a pochi giorni dalle stime prospettate dai maggiori organismi internazionali, che prevedevano una flessione a due cifre. E così la prospettiva di sfiorare il 10% di perdita di Pil, cioè del “fatturato” nazionale, suona persino come una buona notizia. Ma il sollievo è relativo. E lo spiega bene il Ref, (società indipendente di ricerche socio-economiche) nelle sue ultime previsioni. Il dato evidenziato, di un Pil in flessione del 9,2%, è segno di “una rapida normalizzazione dell’attività economica in molti comparti”. La stima del resto, ricordano dal centro, è “più vicina alle indicazioni delle istituzioni italiane”.

Non è solo questione di Pil

Ma c’è poco da compiacersi. Perché secondo il Ref, il danno va letto oltre la perdita di ricchezza, e risiede piuttosto nei rischi legati all’accumulo di debito pubblico e alla bassa crescita. Il vero tsunami, quindi, non si è ancora abbattuto sull’economia italiana. Ma è rinviato al futuro.

L’indebitamento pubblico

Secondo le previsioni del Ref, i conti più salati li faremo alla fine di quest’anno, quando l’indebitamento netto salirà al 156,3% rispetto al Pil, con un aumento del 9,4%. Per avere un’idea, oggi siamo a quota 134,8%. Meglio andrà nel 2021, quando il rapporto tra indebitamento e ricchezza aumenterà di “solo” il 5,7%, portandoci al 154,1% e del 5,2% nel 2022, quando riprenderemo qualche posizione, raggiungendo il 155,2%.

L’occupazione

Il timore, quindi, non è tanto per l’oggi, quanto per il futuro, perché, a queste condizioni, non sarà semplice superare la crisi e innescare una fase di accelerazione dell’economia. Il centro di ricerca non esita a parlare di “recessione” che, come tutte quelle già trascorse, si caratterizzerà per una “trasformazione significativa della struttura produttiva”. Che cosa vuol dire questo? Che molti settori si ridimensioneranno e nuove opportunità, forse, si creeranno in altri. Al centro di tutta questa trasformazione c’è poi il lavoro. “Il tasso di disoccupazione sarà dell’8,8% quest’anno – stima il Ref- per poi salire al 10% il prossimo e al 10,3% quello successivo”.

I consumi

I consumi finali scenderanno poi del 5,3% quest’anno, saliranno del 2% nel 2021 e del 2,2% nel 2022, secondo il Ref.

Di fronte a questo scenario, una via d’uscita per intraprendere un percorso di ripresa c’è. Quella indicata dal Ref è un mix di capacità di adattamento e di accumulazione di nuove competenze. E ancora, di politiche studiate per massimizzare le opportunità di crescita nei nuovi settori emergenti. Una sfida di per sé impegnativa, ancor più per il fatto che il sistema italiano parte da posizioni di svantaggio rispetto alle altre maggiori economie.

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