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Centoquindici imprese ferraresi dell'autotrasporto aderiscono alla class action contro il cartello delle case costruttrici

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Una fila di 726 camion, per un complesso di almeno 15 chilometri di lunghezza e 20 mila tonnellate di peso. Cifre del tutto ragguardevoli, quelle costituite dalle 115 imprese dell'autotrasporto della provincia di Ferrara che hanno aderito alla class action, lanciata da Cna Fita a livello nazionale contro la lobby dei costruttori di camion. Prima associazione di categoria in Italia a promuovere un'azione collettiva di risarcimento contro il cartello illegale, costituito dalle case costruttrici di autocarri, l'iniziativa di Cna Fita era rivolta a tutte le imprese che avevano acquistato, preso in leasing o noleggiato a lungo termine autocarri di oltre 6 tonnellate delle marche Daf, Daimler - Mercedes-Benz, Iveco, Man - Volkswagen, Volvo - Renault e Scania, immatricolati tra il 1997 e il 2011. Un vero e proprio cartello, sanzionato dalla Commissione Europea con una multa di quasi 3 miliardi di euro per aver concordato ingiustamente un aumento dei prezzi ai danni dei propri clienti finali. Ampia, quindi, l'adesione alla class action di imprese della nostra provincia, che si colloca al terzo posto a livello nazionale con un numero di mezzi di valore pari a poco meno di 50 milioni di euro.

L'azione collettiva punterà a promuovere un giudizio finalizzato a tutelare collettivamente l'interesse degli autotrasportatori, facendo ottenere a ciascuno di essi il rimborso per il danno effettivamente subito. Si valuta l'entità del risarcimento per ciascun acquirente di autocarri intorno al 20% del prezzo del camion acquistato nel periodo di vigenza dell'accordo illecito.
Intanto, il Comitato esecutivo di Unatras, cui aderisce anche Cna Fita, contestando al Governo l'assenza dei provvedimenti più volte sollecitati in favore del settore autotrasporto, al centro del "Tir day" del 18 marzo scorso, ha annunciato formalmente il fermo del comparto. Tra le criticità maggiori, secondo le rappresentanze degli autotrasportatori, la concorrenza sempre più aggressiva dei vettori esteri, le violazioni della normativa sui tempi di pagamento, il blocco delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali, le nuove disposizioni per le revisioni dei mezzi pesanti, la mancata pubblicazione dei costi minimi di sicurezza, i provvedimenti già approvati ma non ancora resi esecutivi.

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