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C'è l'accordo sul CCNL: 108 euro di aumento e sciopero dell'11-12 dicembre revocato

Un contratto scaduto il 31 dicembre 2015 e rinnovato dopo una trattativa estenuante durata cinque giorni ininterrotti.

C'è un nuovo contratto collettivo dell'autotrasporto che dovrebbe valere fino al 31 dicembre 2019.
Il condizionale è d'obbligo perchè formalmente il testo deve essere vagliato dalle assemblee delle singole associazioni che lo hanno sottoscritto e a quel punto essere confermato. Procedura questa che dovrà avvenire entro il prossimo febbraio.
Anche se le centrali cooperative, pur avendo partecipato alle prime tre giornate del tavolo, non hanno firmato l'ipotesi di accordo.

Intanto però emergono alcuni dettagli del nuovo contratto.
Le Organizzazioni Sindacali, sulla base dell'ipotesi di accordo raggiunto, si dicono soddisfatte soprattutto per aver conservato il contratto "unico" di settore che interessa oltre 700 mila lavoratori, «facendone accogliere e valorizzare i contenuti ad un tavolo di trattativa diviso ed aperto su più fronti da parte datoriale».
Per quanto riguarda la parte economica, il contratto prevede un aumento medio delle retribuzioni di 108 euro da riparametrarsi e una 'una tantum' di 300 euro.
In più ci sarà l'attuazione di un intervento nella parametrazione dei livelli, che porterà a un ulteriore aumento economico strutturale attraverso l'innovazione della classificazione/declaratoria del personale viaggiante.
Per quanto riguarda il personale viaggiante, la cosa inedita riguarda la riformulazione delle qualifiche degli autisti suddividendole in 8 livelli.
In particolare il 3° livello super è stato diviso in 3 qualifiche (A,B,C) che prendono in considerazione non solo il veicolo guidato e la patente posseduta, ma anche la mansione svolta, come per esempio i bisarchisti, gli autisti di merci pericolose, eccetera.
Scatta pure per il personale viaggiante la settimana mobile e la discontinuità automatica, due aspetti sui quali si attendono ulteriori approfondimenti.
Inoltre, sono state create le condizioni per favorire l'occupazione giovanile al fine di contrastare il distacco e la somministrazione transnazionale; l'introduzione della nuova figura professionale del rider, che verrà definita entro la stesura del testo del CCNL; l'introduzione della clausola sociale garantendo le tutele pre Jobs Act nel caso di cambi di appalto; una più precisa selezione dei cambi di appalto vietando i subappalti e prevedendo requisiti trasparenti per la scelta dei fornitori; un moderno orario di lavoro che tiene conto delle nuove esigenze di flessibilità dell'organizzazione del lavoro.
Inoltre, un punto su cui hanno tanto insistito i datori di lavoro riguarda l'assenteismo. E qui la ricetta per curare questa criticità è quella di decurtare la retribuzione dopo il quarto lunedì di assenza dal lavoro.
Dopo 3 eventi di malattia che iniziano di lunedì (per la durata massima di 7 giorni), la retribuzione del lavoratore sarà decurtata, fatte salve alcune patologie che il contratto riconosce ed esonera da questo meccanismo.
È stata affermata la volontà di costituire enti bilaterali regionali, oltre a quello nazionale già esistente, quali strumenti regolatori delle problematiche territoriali del settore. E' anche recepito l'accordo confederale del 2016 contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro.
Stando così le cose, specificano espressamente i sindacati, il previsto sciopero per l'11 e il 12 dicembre viene revocato.

Seguiranno ulteriori note maggiormente dettagliate.

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Nel confronto col ministero l’autotrasporto incassa quanto chiede.

È appena terminato l'incontro tra governo e associazioni di categoria e si è concluso con una vittoria dell'autotrasporto.
La parte governativa, capitanata dal capo del gabinetto del ministro, Mauro Bonaretti affiancato da Alberto Chiovelli, capo Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari generali e il Personale, si è presentata in campo con molta concretezza e con tutta l'intenzione di assecondare quelle che erano le richieste dell'autotrasporto.
Che in effetti di questioni sul tavolo ne ha messe tante, trovando delle porte completamente aperte.
Così, per esempio, l'emendamento relativo al taglio dei 50 milioni in tre anni passato in Commissione Trasporti sarà ritirato in sede di conferma prevista in Commissione Bilancio.
Il cosiddetto emendamento Amazon, relativo alla liberalizzazione dei veicoli fino a 1,5 ton, salta completamente anche perché di fatto non arrecava alcun giovamento di sorta.

In tempi brevi, e più precisamente entro il 7 dicembre, saranno stanziati i soldi per il rimborso dei pedaggi e per la formazione.
Mentre sul lungo termine è stato preso l'impegno di confermare anche l'ammontare complessivo relativo alle spese non documentate.
Anche se, in questo caso, parliamo di una misura che diventerà operativa soltanto con la prossima dichiarazione dei redditi a giugno 2018.

Rispetto invece alle questioni legate al Pacchetto Mobilità dell'Unione europea, le parti ministeriali hanno riferito che il ministro Graziano Delrio parteciperà in prima persona al prossimo 5 dicembre al Consiglio dei ministri dell'UE per assumere una posizione rigida su una serie di temi che
stanno a cuore all'autotrasporto nazionale e in più avanzerà la proposta di limitare i viaggi di cabotaggio a uno soltanto, quello cioè di ritorno verso la sede di rientro. In ogni caso il ministero ha anche preso l'impegno di costituire un tavolo permanente intorno al quale, insieme ai rappresentanti delle associazioni di categoria, affrontare e condividere tutte le questioni più spinose da inserire nel Pacchetto Mobilità.
Infine, i rappresentanti del ministero hanno anche aggiornato le associazioni dell'autotrasporto sulle nuove assunzioni con cui velocizzare le attività delle motorizzazioni, prima tra tutte i collaudi.
Oltre ai 30 ingegneri già inseriti in organico, già nella prossima legge di bilancio verranno fuori le risorse per assumerne altri 100, anche se l'intenzione è quella di far lievitare questo numero a 270, in modo da incrementare l'organico di 300 nuove figure complessive, beneficiando a tale
scopo di risorse proprie del ministero.
Tra le questioni in sospeso figura per esempio l'applicazione dei tempi di pagamento delle fatture di trasporto, che tutti lamentano, ma rispetto ai quali non tutti propongono la stessa ricetta.

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CCNL: il 3 Dicembre 2017 è stato sottoscritto il rinnovo del CCNL logistica, trasporto merci e spedizioni

Dopo due anni di trattative ed un rush finale di cinque giorni andati avanti ad oltranza, CNA Fita, Confartigianato Trasporti, SnaCasartigiani, CLAAI e tutte le associazioni di settore insieme a FILT CGIL FIT CISL E UILTRASPORTI UIL hanno sottoscritto il rinnovo del CCNL logistica trasporto merci e spedizione, scaduto il 31 dicembre 2015.
Il nuovo testo contrattuale scadrà il 31.12.2019.
Al termine di un iter arduo è stata sottoscritta una intesa che sancisce le peculiarità dell'Artigianato e della Imprese associate alle nostre federazioni.
Molti gli elementi innovativi: la nuova classificazione del personale, la settimana mobile e la discontinuità automatica per il personale viaggiante, misure di contrasto dell'assenteismo, la caduta del divieto di utilizzo del lavoro intermittente, il riconoscimento della bilateralità propria del nostro sistema.
Sono state inoltre introdotte misure per favorire l'occupazione e per contrastare il dumping sociale perpetuato dalle imprese estere.
Il nuovo CCNL è un importante passo in avanti per il sistema della rappresentanza e costituisce uno strumento di grande utilità e di reale modernizzazione che potrà favorire l'auspicata ripresa del settore.
Seguiranno approfondimenti.

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Unatras mette in mora il governo e spiega l'ingresso in campagna elettorale

Mercoledì 29 novembre rischia di diventare una data importante per l'autotrasporto. Storica, a dire il vero, lo è già. Perché segna una sorta di rottura di un digiuno: dopo ben sette mesi le associazioni dell'autotrasporto torneranno a incontrarsi con il governo. Non accadeva dal 27 aprile scorso. Non possiamo dire che l'incontro sarà con il rappresentante delegato dall'esecutivo perché, come sapete, non esiste più dallo scorso 19 maggio, il giorno in cui la sottosegretario Simona Vicari, impaludatasi nella vicenda dei Rolex ricevuti in regalo, rassegnò le dimissioni. Al suo posto ci sarà il Capo di Gabinetto del
ministro, Mauro Bonaretti, che nella convocazione inviata alle associazioni dell'autotrasporto scrive che l'incontro sarà l'occasione per fare un "punto" sulle questioni inerenti al settore.
Ma in Unatras, questa giustificazione fornita da Bonaretti, l'hanno trovata un po' superficiale. E nell'incontro della presidenza organizzato lo scorso 22 novembre lo hanno prima detto e poi scritto (in un comunicato) a chiare lettere, spiegando che «la semplice convocazione di un incontro tecnico, che avviene per giunta dopo mesi e mesi di assordante silenzio da parte del ministro e dell'intero Governo, non può certo bastare a mitigare il disagio del settore».
Insomma, per Unatras non basta fare il punto della situazione e redarre il "cahier de doléances", ma bisogna anche fornire risposte concrete. Perché senza queste risposte, si chiarisce fin d'ora nel comunicato, «sarà difficile evitare che l'autotrasporto, già all'inizio del prossimo anno, si mobiliti in forme anche eclatanti a tutela delle decine di migliaia di piccole e medie imprese, che del settore costituiscono l'ossatura fondamentale».
Il messaggio quindi è chiaro: senza concretezza si passerà dalle parole ai fatti.
E i primi fatti da realizzare sono appunto momenti di mobilitazione "anche eclatanti".
Unatras ha intenzione di partecipare alla prossima campagna elettorale in maniera attiva, organizzando incontri «con forze politiche e candidati per ottenere da ciascuno di essi specifici e precisi impegni».
Ii punti programmatici sul quale conquistare l'adesione di possibili forze politiche sono i seguenti:
1) sulla definizione dei costi di riferimento utili per comprendere quanto l'andamento del mercato sia effettivamente congruo, da affidare a un'autorità terza magari pubblica;
2) sull'introduzione dell'obbligatorietà del contratto di trasporto scritto;
3) sul rispetto dei tempi di pagamento (caricando la responsabilità del pagamento oltre i 60 giorni al committente);
4) sulla maggiore diffusione del portale della regolarità contributiva realizzato dall'Albo che di fatto consente al committente di poter scegliere trasportatori regolari e di divenire al contrario corresponsabile.

Buona parte di questi punti hanno incontrato il favore delle altre associazioni, tranne quello relativo all'obbligatorietà del contratto scritto di trasporto, visto da qualcuno come un possibile aggravio burocratico.
Altri possibili contenuti sono stati quelli di redigere un Testo Unico dell'Autotrasporto, in modo da razionalizzare la normativa e ripulirla da stratificazioni e contraddizioni attualmente presenti, e di ripensare l'Albo riportandolo a una gestione diretta degli autotrasportatori, quindi al di fuori della cornice ministeriale.
In definitiva si tratta di 4-5 proposte concrete, fornire un nuovo sostegno all'autotrasporto e garantirgli un futuro migliore.

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Rinnovo CCNL: l’11-12 dicembre possibile sciopero-bis dei sindacati; le condizioni di Unatras e di Anita

Passata la tempesta dello sciopero i diversi "uccelli" dell'autotrasporto tornano nuovamente a pigolare seppure in maniera informale. I resoconti però di questi incontri non ufficiali non sembrano andare in parallelo.
Da parte sindacale, infatti, si continua ad agitare lo spettro dello sciopero e, definendo «straordinaria» l'adesione alla protesta dei giorni 27, 30 e 31 ottobre, rilanciano la sfida proclamando una nuova mobilitazione del settore per l'11 e il 12 dicembre prossimi.
Dopodiché le Segreterie Nazionali di FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI «affermano l'urgenza di riaprire formalmente il confronto con tutte le Associazioni Datoriali a cui si richiede una maggiore responsabilità in ordine alla rapidità di giungere alla firma del CCNL unico di settore».
Le parole chiave di questo messaggio sono, evidentemente, oltre al richiamo all'insieme di tutte le associazioni, escludendo quindi la volontà di trattare in modo separato con più organizzazioni, la volontà di sottoscrivere un unico contratto e non distinti negozi distinguendo il trasporto merci
su gomma, la logistica e il mondo delle cooperative, come è stato ipotizzato nel corso delle passate trattative.
Da parte datoriale, invece, Anita e tutte le associazioni aderenti a Unatras indicano come nodi da sciogliere i seguenti punti:
- la lotta all'assenteismo, giudicato troppo elevato come media generale;
- la disciplina del lavoro a chiamata;
- la definizione contrattuale con cui inquadrare i neoassunti;
- la predisposizione di un nuovo modello contrattuale volto a valorizzare la contrattazione aziendale e territoriale.
In pratica il messaggio inviato dalle associazioni datoriali è che una volta sciolti i nodi relativi a questi istituti, si potrà arrivare a «una tempestiva chiusura dei negoziati dell'autotrasporto», che peraltro potranno ripartire «già dalla prossima settimana».
Inoltre, Anita e Unatras ribadiscono che tra questi nodi, né in generale tra le richieste avanzate, compare la rimozione di diritti acquisiti dai lavoratori o quella della 14° mensilità.

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Dalla Commissione Trasporti un grido di allarme per il collasso del trasporto eccezionale

Alla fine, dopo i crolli dei cavalcavia e dopo la paralisi delle autorizzazioni e delle attività delle imprese, anche la politica si è accorta della grave situazione. Vincenzo Garofalo (AP), vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, ha dichiarato senza mezzi termini che, «dopo i gravi incidenti avvenuti sui tratti stradali dove persistono ponti o cavalcavia, si è proceduto ad una maggiore cautela nel rilascio delle autorizzazioni al transito dei veicoli eccezionali». Senonché questa situazione, giustificata dalla necessità di «porre maggiore attenzione nelle autorizzazioni», d'altro canto ha determinato «di fatto una paralisi del settore per un comparto nel quale operano settemila addetti, con un parco di sei/settemila mezzi e un fatturato di 3 miliardi di euro».
Garofalo, poi, è entrato anche nel dettaglio specificando che «i tempi di rilascio delle autorizzazioni si sono sensibilmente allungati ed esistono casi di diniego di nulla-osta al transito prive di sufficienti ed esaustive spiegazioni tecniche». In più – ha aggiunto – «lo scadere delle autorizzazioni periodiche sta generando confusione tra i gestori costretti ad inventarsi nuove regole, rimpallo di responsabilità tra i circa 150 enti di riferimento e oneri aggiuntivi a carico degli utenti». Da qui la richiesta al governo del parlamento di AP «di convocare al più presto un tavolo operativo con tutti gli enti interessati alla materia in modo da pervenire ad una procedura chiara e rapida per il rilascio delle autorizzazioni a transito dei veicoli eccezionali nei tratti stradali con ponti e cavalcavia. Il rischio è la paralisi delle attività economiche ed imprenditoriali che si avvalgono di questo tipo di trasporto e che rischiano pesanti ricadute anche in termini di penali, per il mancato rispetto dei tempi previsti dai contratti».

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Il ministero convoca l'autotrasporto per il 29 novembre. Unatras scalda i motori

Un tempo, forse, sarebbe quasi passato sotto traccia. Oggi invece una risposta del ministero dei Trasporti giunta a quasi 24 ore dalla ferma sollecitazione a incontrarsi con il ministro espressa dalle associazioni dell'autotrasporto raccolte in Unatras, suscita quasi scalpore.
Niente di trascendentale, per carità: di fatto il ministero ha convocato le associazioni dell'autotrasporto per il prossimo mercoledì 29 novembre, per ragionare sulle principali criticità da affrontare rispetto al settore. Eppure l'autotrasporto era da tanto tempo che non trovava in buchetta anche una semplice risposta di questo tipo. Anche perché, con ogni probabilità, al ministero "facevano melina" con l'obiettivo di far trascorrere un altro mesetto in modo che a quel punto, già dopo Natale, avrebbero potuto nascondersi dietro la montante campagna elettorale pregando le associazioni e ripresentarsi
quando sarà nuovamente nominato un interlocutore politico.
Già un interlocutore politico. Il punto è proprio questo: l'autotrasporto ha perso un interlocutore politico ormai dal lontano 19 maggio scorso, quello in cui – per i più distratti – l'allora sottosegretario delegato Simona Vicari rassegnò le dimissioni dopo le reazioni suscitate dall'accusa di aver ricevuto in regalo un Rolex da un armatore in cambio dell'approvazione di un emendamento, approvato dal Parlamento, a favore dell'intero settore marittimo. Da allora non soltanto sono trascorsi sei mesi, non soltanto quella delega è rimasta vacante, ma anche i pilastri tecnici, per così dire, del ministero di piazza di Porta Pia hanno subito un qualche smottamento.
In particolare da dopo l'estate, quando il 7 settembre il direttore generale per il trasporto stradale e l'intermodalità, Enrico Finocchi, da anni prezioso e competente interlocutore per l'autotrasporto, è stato promosso alla guida del personale e degli affari generali e ha così lasciato il suo posto ad Antonio Parente, ex direttore generale per il trasporto e le infrastrutture ferroviarie, figura sicuramente capace e volenterosa, ma ovviamente bisognoso del tempo necessario per prendere confidenza con le complesse dinamiche del settore. Ecco perché in questo scenario il supplente forte, l'unico in questo momento in grado di gestire la situazione e a incontrare le associazioni di Unatras il prossimo mercoledì 29 novembre è Mauro Bonaretti, il capo di gabinetto di Delrio. A lui non a caso Unatras aveva inviato – seppure per conoscenza – la richiesta di convocazione rivolta al ministro Delrio. E proprio da lui è giunta la convocazione.
Quale sarà il clima? Sicuramente non pacato e amichevole. La rappresentanza dell'autotrasporto studierà la strategia da adottare e l'elenco delle criticità più bisognose di intervento già questa settina, martedì 21 novembre. Fin d'ora, comunque, il nervosismo è tangibile. Eloquente quanto si legge sul sito di Assotir, laddove si precisa che «nessuno pensi che la semplice convocazione possa bastare a mitigare il disagio del settore ed a evitare che esso si esprima in forme anche eclatanti». E da che mondo è mondo, di eclatante nelle manifestazioni dell'autotrasporto c'è soltanto il fermo.

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Meccatronica per pensionati

A seguito di chiarimenti intervenuti, abbiamo deciso di inviare questa ulteriore comunicazione a tutto il settore dell'autoriparazione ( in modo cartaceo, mail, sms, fb ), anche se la nota si rivolge solo ad una particolare platea di soggetti che fino a ieri consideravamo esclusi dall'adeguamento alla meccatronica.
Vi chiedo, qualora rientriate nelle casistiche indicate, di contattare l'Ufficio Affari Generali delle vostra sede territoriale di riferimento, al fine di poter individuare il percorso adatto alle vostre esigenze.
Con ogni probabilità sarà concessa una proroga, ma ancora non vi è l'ufficialità.
Ad oggi , la frequentazione del corso rappresenta il modo più agevole per ottenere l'abilitazione. Sarà importante cogliere questa occasione perché in futuro non ci è dato sapere se tali corsi ci saranno ancora.

 

 

SCHEDA DI ISCRIZIONE

Verità e bugie in 10 domande

Meccatronica_Pensionati

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Al vettore italiano che effettua occasionalmente un trasporto internazionale viaggiatori senza foglio di viaggio, vanno comunque ritirati i documenti?

Al vettore italiano che effettua occasionalmente un trasporto internazionale viaggiatori senza foglio di viaggio, vanno comunque ritirati i documenti?
Trasporto internazionale occasionale di viaggiatori da parte di vettore italiano in procinto di uscire dal territorio nazionale (es. gita studentesca relaz. di traffico Milano - Vienna e ritorno); nel caso in cui l'autobus risulti privo del foglio di viaggio (oppure con foglio non conforme), sanzionando ex art. 85 c. 4 bis C.d.S., si procederà comunque al ritiro della carta di circolazione e dell'autorizzazione (licenza comunitaria?). Nel caso in cui il foglio di viaggio venga compilato all'atto del contesto?
***
(ASAPS) In riferimento a quanto esposto nel quesito, si rappresenta che con la contestazione dell'art. 85, comma 4-bis, C.d.S. si dovrà comunque procedere al ritiro dei documenti di cui trattasi in quanto la sanzione accessoria è collegata direttamente alla tipologia di violazione accertata. (ASAPS)

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Proroga scadenza vecchia procedura informatica certificati ATP

La direzione generale per la Motorizzazione – dipartimento del MIT – con una circolare del 3 novembre scorso ha disposto una nuova proroga al 10 febbraio 2018 della data di scadenza dell'utilizzo della vecchia modalità di rilascio degli attestati ATP (che era fissata per il 10 novembre prossimo).
Questo, per consentire ulteriori adeguamenti nel sistema informatizzato di gestione degli attestati.

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BOMBOLE GPL/CNG COLLAUDO/REVISIONE - Circolare della Motorizzazione Civile

Veicoli alimentati a GPL o CNG da sottoporre a revisione ai sensi dell'art. 80 del C.d.S.
È stato richiesto se sia possibile sottoporre a revisione, ai sensi dell'art. 80 del C.d.S., un veicolo cui sia stato installato un impianto GPL/CNG o sia stata sostituita una o più bombole, prima dell'effettuazione della visita e prova, se regolarmente prenotato per il relativo collaudo.
Come è noto per i suddetti veicoli, con circolare prot. 14998/23.30 del 13.2.2009, è stata già ammessa la possibilità di circolare prima dell'effettuazione della visita e prova per l'aggiornamento della carta di circolazione, alle condizioni a suo tempo previste con la sopracitata circolare.
Al fine di uniformare le diverse disposizioni impartite, si consente che un veicolo, su cui sia stato istallato un impianto GPL/CNG o sia stata sostituita una bombola, possa essere sottoposto a revisione ex art. 80 C.d.S., prima della data di effettuazione della visita e prova, purché regolarmente prenotato per il relativo collaudo.

 

GPL CNG REV ART.80  

 

 

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Catene da neve e pneumatici invernali

CATENE DA NEVE E PNEUMATICI INVERNALI

Tutto quello che c'è da sapere

Cercheremo di fare un po' di chiarezza, sperando di essere in qualche modo utili in relazione alle varie domande che sistematicamente pervengono.

ORDINANZE E PRESCRIZIONI

CONTROLLI E PROVVEDIMENTI DELLA POLIZIA STRADALE

LE CATENE DA NEVE

PNEUMATICI INVERNALI

VEICOLI A QUATTRO RUOTE MOTRICI
GLI PNEUMATICI CHIODATI
PNEUMATICI INVERNALI: SU DUE O QUATTRO RUOTE ?
VEICOLI A DUE RUOTE

 

Catene da neve e pneumatici invernali

Verità e bugie in 10 domande

 

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Finalmente applicabile lo sgravio contributivo per autisti di trasporto internazionale

Misura concepita più di due anni or sono (nella legge di stabilità del 2016 per durare tre anni e partire già dal 1° gennaio di quell'anno), ma sempre rimasta lettera morta, in quanto difettava della circolare applicativa dell'Inps.
Ora invece questa circolare esiste, reca la data del 10 novembre (n. 167) ed arriva poche ore dopo che il presidente di Unatras, Amedeo Genedani, aveva messo in mora il ministro dei Trasporti Graziano Delrio rispetto a una serie di misure "in attesa di attuazione" in cui compariva anche questo fantomatico
sgravio.
La legge di conversione del D.L. n. 50/2017 aveva provveduto ad aggirare lo scoglio principale della normativa, vale a dire la contrarietà alla legislazione comunitaria sugli aiuti di Stato, stabilendo che lo sgravio contributivo viene riconosciuto solo entro i limiti de minimis.
In più aveva anche precisato che le risorse pubbliche con cui coprire la misura sono 65,5 milioni di euro per il 2016, mentre per i due anni successivi crolleranno a 500.000 euro.
Considerando che la misura si applica oltre che alle imprese di autotrasporto merci conto terzi, anche a quelle in conto proprio e a quelle di trasporto persone, è utile ricordare – vista pure la consistenza delle risorse – il criterio con cui vengono distribuite.
L'Inps, in proposito, chiarisce che l'agevolazione tiene presente l'ordine cronologico di presentazione delle istanze, a partire dal raggiungimento delle 100 giornate di trasporto internazionale da parte del singolo conducente.
Stiamo parlando di una forma di contenimento del costo del lavoro, tramite esonero contributivo dell'80% dei contributi previdenziali (con esclusione di premi e contributi Inail) da versare rispetto ad autisti impegnati in trasporti internazionali per almeno 100 giorni in un anno.
Trasporti effettuati, ovviamente, tramite veicoli ai quali è applicabile il Regolamento (CE) n. 561/2006 ed equipaggiati con tachigrafo digitale.
COME SI CONTEGGIANO I 100 GIORNI
I 100 giorni in questione vanno conteggiati già a partire dal 1° gennaio 2016 considerando anche le giornate impiegate interamente in tratte nazionali di un trasporto internazionale, nonché quelle impiegate in viaggi internazionali tra Stati diversi dall'Italia.
Lo sgravio poi potrà partire il mese successivo a quello in cui si raggiungono i 100 giorni annui richiesti e fino al periodo di paga di novembre 2018. In caso di multipresenza, vale a dire di ricorso a due autisti per lo stesso trasporto, dello sgravio potranno beneficiare entrambi.
COME SI PRESENTA LA DOMANDA
In termini procedurali, per godere dello sgravio l'azienda deve avanzare richiesta tramite procedura telematica "TRAS.INT.", all'interno dell'applicazione "DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente" disponibile sul sito internet Inps. In questa domanda va indicato:
- il lavoratore per il quale intende fruire dell'agevolazione
- la data in cui è stata raggiunta la condizione dei 100 giorni di trasporto internazionale
- l'importo della retribuzione mensile media
- l'aliquota contributiva datoriale applicata.
A quel punto, entro 48 ore dalla trasmissione del modulo telematico, l'Inps calcolerà l'importo dell'esonero spettante e verificherà la disponibilità di risorse. Se tale verifica andrà a buon fine, risponderà alla domanda autorizzando l'impresa a fruire dell'esonero. Cosa che potrà avvenire
attraverso un conguaglio sulle denunce contributive.

Per qualsiasi ulteriore chiarimento in merito alla fruizione dello sgravio, contattate gli Uffici Libri Paga di vostro riferimento.

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Quote Albo 2018: è possibile pagarle dal 31 ottobre

Dal prossimo 31 ottobre 2017 sarà possibile procedere al pagamento della quota dovuta per l'anno 2018 dalle imprese iscritte all'Albo nazionale degli autotrasportatori.
Il versamento, come già lo scorso anno, andrà effettuato esclusivamente in via telematica sul Portale dell'Albo degli autotrasportatori; accedendo con le proprie credenziali è possibile visualizzare l'importo da versare e procedere al pagamento con sistema elettronico.
L'Albo rende noto che, per semplificare le procedure, il 16 ottobre scorso sono state prorogate per 6 mesi le utenze e le password delle imprese precedentemente registrate al Portale: sia per quelle utenze generate con il cosiddetto "profilo light", per le quali cioè in sede di registrazione sia stata
indicata una email non PEC e che ha consentito accesso al Portale limitatamente alla funzionalità di pagamento quote; sia per quelle generate con il cosiddetto "profilo completo", per le quali cioè in sede di registrazione sia stata indicata la email PEC esposta nel certificato camerale dell'impresa e
che ha consentito accesso a tutte le funzionalità del Portale.
Pertanto utilizzando le credenziali in possesso alla data del 16 ottobre 2017, le imprese registrate al Portale dell'Albo potranno accedere senza necessità di richiedere assistenza.
Le imprese che, già registrate, dopo il primo accesso non hanno modificato la password generata o non hanno conservato le precedenti credenziali, oppure riscontrano errori sul sistema, potranno chiedere assistenza tecnica inviando una email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  indicando: numero di
iscrizione all'Albo, numero di matricola, un indirizzo email non PEC, un recapito telefonico e, nel caso di errore, anche una immagine dell'errore segnalato dal sistema.

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Genova - Il 2 e il 3 novembre nel porto di Genova si fermeranno i tir. La Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai-Conftrasporto, e Trasportounito hanno deciso il fermo dei servizi dei trasporti su gomma nello scalo per protesta contro i tempi di attesa

Genova - Il 2 e il 3 novembre nel porto di Genova si fermeranno i tir. Le associazioni Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai-Conftrasporto, e Trasportounito hanno deciso il fermo dei servizi dei trasporti su gomma nello scalo per protesta contro i tempi di attesa e le code «insostenibili».
«Così non è possibile lavorare - denunciano - l'esasperazione è troppo forte e la sensazione di non avere alcuna forma di attenzione da parte della comunità portuale è inaccettabile». L'elenco di quello che non va secondo le aziende è lungo. «Tempi di attesa al carico insostenibili, lunghe code nei pre-gate terminalistici, blocchi d'area estemporanei, fermi camion tassativi per «cambi turno» - denunciano le associazioni in una nota - sono i limiti operativi che, in molte aree operative del porto di Genova e nei terminal di cornice, stanno causando alle imprese di autotrasporto l'impossibilità di programmare viaggi e consegne, gravissime perdite di produttività e la diffusione irresponsabile di irregolarità sui tempi di guida e di riposo e della sicurezza stradale».
La decisione di fermare per due giorni l'attività nel porto di Genova arriverebbe dopo una serie di mancate risposte.

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30-31 ottobre: il trasporto merci sciopera contro il mancato rinnovo del CCNL

30-31 ottobre: il trasporto merci sciopera contro il mancato rinnovo del CCNL

Il 30 e 31 ottobre i lavoratori dei settori della logistica, dell'autotrasporto e delle spedizioni incroceranno le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo di settore, scaduto ormai alla fine del 2015. Per le imprese che svolgono servizi essenziali, soggetti alla
regolamentazione della legge 146/90, lo sciopero sarà di 24 ore, dalle ore 00.00 alle ore 24.00 del 27 ottobre. A proclamare la protesta sono in modo unitario Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, costrette – a loro dire – «dall'atteggiamento delle controparti datoriali che intendono
peggiorare tutele e diritti acquisiti».
In effetti sono mesi che le parti sociali trattano per il rinnovo del CCNL senza giungere a un accordo.
Nelle scorse settimane sembrava esserci una schiarita e un avvicinamento su diversi punti. Qualche frizione era nata in particolare rispetto alle proposte sindacali sulla rivisitazione economica dei parametri per il personale viaggiante nell'ambito della classificazione e alla ridefinizione dell'indennità della trasferta.
Poi però lo scorso venerdì 6 ottobre, in una riunione organizzata presso la sede di Anita, il negoziato ha incontrato un'improvvisa battuta d'arresto rispetto a – si legge in un comunicato diffuso dalle parti datoriali (Anita, Assotir, Claai, Cna Fita, Confartigianato trasporti, Fai, Federlogistica, Fedit, Federtraslochi, Fiap, Sna Casartigiani e Unitai) – «materie strategiche per il settore».

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GB: dal 1° novembre multe per divieto di riposo lungo in cabina. Ma solo in aree non ufficiali

GB: dal 1° novembre multe per divieto di riposo lungo in cabina. Ma solo in aree non ufficiali

Il divieto di riposo in cabina nel Regno Unito esisteva. Ma adesso si passa a una fase B, quella delle multe e, per fortuna, anche dei chiarimenti.
Rispetto alle sanzioni, ormai è certo che, come ha preannunciato l'associazione DVSA, dal 1° novembre 2017 ogni autista colto a effettuare il riposo lungo in cabina sarà punito con 300 sterline, in pratica poco meno di 340 euro.
Sanzione applicata anche se in cabina viene trascorso soltanto una parte del riposo lungo.
Non sono previste sanzioni se si resta sul camion per il riposo settimanale corto.
Rispetto ai chiarimenti, invece, la stessa DVSA unitamente al dipartimento dei Trasporti interpellati dall'associazione RHA, ha detto espressamente che il divieto di riposare sul camion vale soltanto se la sosta del veicolo avviene al di fuori delle aree di servizio autostradali o in quelle di sosta ufficiali. All'interno di questi luoghi quindi non si applicherà alcuna sanzione.
Una soluzione che le associazioni dell'autotrasporto britanniche hanno considerato realistica, visto che se il divieto venisse applicato indistintamente a tutti i luoghi finirebbe per avere un impatto economico decisamente impegnativo sugli operatori del trasporto.
Peraltro, in questo modo una presunta criticità si sta trasformando in un'autentica opportunità, in quanto il dibattito si sta incentrando sulla necessità di realizzare nuove aree di sosta in cui gli autisti possano tranquillamente e legalmente trascorrere le notti e consumare il riposo settimanale lungo.
Un ultimo chiarimento è importante: gli agenti di polizia possono sanzionare l'autista non soltanto se lo trovano in cabina durante il periodo da destinare a riposo lungo, ma anche se, in fase di controllo, scaricano i dati del tachigrafo per verificare l'avvenuto riposo. A quel punto davanti alla
registrazione, è lo stesso autista che deve fornire la prova di averlo effettuato in un luogo adeguato. Così, per non incorrere in sanzione ci possono essere due modi: o si dimostra che nel momento del riposo lungo si era ancora al di fuori dei confini britannici o si conservano gli eventuali
scontrini dell'area di sosta in cui ci si è fermati, che valgono come prova del fatto di aver parcheggiato in un luogo consentito dalla legge.

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Trasporti eccezionali. AITE: “Situazione disperata”. MIT: “Disponibili a soluzioni concertate”

Trasporti eccezionali. AITE: "Situazione disperata". MIT: "Disponibili a soluzioni concertate"

A distanza di un anno dal disastro di Annone – il ponte crollato a Lecco sulla SS36 – i principali attori dei trasporti eccezionali si sono incontrati a Piacenza in occasione del GIS, per fare il punto della situazione.
Il convegno, organizzato dall'Aite (Associazione italiana trasporti eccezionali), ha visto la partecipazione del viceministro dei trasporti e delle infrastrutture, Riccardo Nencini, e del vicepresidente della Commissione Trasporti, Vincenzo Garofalo, oltre che di rappresentanti di Anas, Autostrade per l'Italia e Regione Emilia-Romagna.
Le notizie però non sono buone: il settore è in forte crisi e paralizzato, nonostante la volontà di tutti di trovare soluzioni concertate e rapide.
«Purtroppo le nostre aziende si trovano in una situazione disperata – ha accusato Sandra Forzoni, segretaria nazionale di Aite – Non ci sono certezze sulle procedure e sui ruoli, necessarie a far ripartire il settore. Gli enti che si occupano di TE sono oltre 150, troppi e con pochissime risorse disponibili.
Le imprese hanno accettato oneri aggiuntivi per poter proseguire a lavorare, ma così facendo si sono trovate in grossa difficoltà. Le Province continuano ad avere competenze fondamentali nel settore, ma mancano delle risorse per poter fare manutenzione o per risolvere i problemi strutturali».
La Forzoni ha poi indicato alcune proposte per uscire dal pozzo: «Per mezzo di un DPR urgente del Governo si potrebbero fornire più risorse all'Anas per la messa in sicurezza dei ponti – ha spiegato – e trovare percorsi alternativi quando si lavora per rafforzare le strutture. Chiediamo poi di aumentare le autorizzazioni per il passaggio in autostrada, dove la situazione è sicuramente meno pericolosa. Infine vorremmo ridurre drasticamente il numero degli enti coinvolti, magari con uno sportello unico regionale oppure mettendo in capo sempre ad Anas la gestione della messa in sicurezza del territorio».
Il viceministro Nencini ha ammesso che purtroppo c'è poca sinergia tra le istituzioni: «Esiste un problema di procedure, la burocrazia rallenta qualsiasi processo di miglioramento – ha sottolineato – e qui Anas e Autostrade dovranno prendere in mano la situazione e trovare percorsi sicuri, da controllare e manutenere con attenzione. Purtroppo ci troviamo di fronte a ponti che risalgono a 40-50 anni fa e anche oltre, non sono mai stati rifatti e renderli sicuri impiega molto tempo.
Ora con il nuovo piano quinquennale, Anas avrà a disposizione 29,5 miliardi di euro, di cui 27,5 già finanziati e spendibili. Sedici miliardi dovrebbero andare alla manutenzione generale delle strade, ma un miliardo e mezzo a quella dei ponti».
Se la viabilità ordinaria, nonostante gli sforzi, sembra dunque un problema di complessa risoluzione - come ha spiegato Dino Vurro di Anas per adeguare un ponte al passaggio di mezzi pesanti ci vogliono almeno 5 anni – la situazione sulle autostrade è migliore: «Per noi non è un problema economico né autorizzativo – ha detto provocatoriamente Paolo Berti, direttore esercizio di Aspi – Piuttosto è sorprendente come dopo l'evento di Annone le richieste di nulla osta per transiti di TE siano aumentate vertiginosamente: dalle 45 del 2016 alle 1.239 dei primi otto mesi del 2017».
È evidente che Berti si riferisca al forte abusivismo e all'escamotage di molti trasportatori che non chiedevano l'autorizzazione prima del crollo leccese.
Ma la maggioranza di chi fa trasporti eccezionali rispetta le regole ed è appunto a essa che il Governo dovrà dare rapide risposte. Anche se non possiamo nascondere che finora il trasporto eccezionale è stata l'unica categoria a "crollare" per la Direttiva Delrio.

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«Chi tocca il camion capisce quant'è moderno»: cosi Albo e Unrae spingono i giovani verso il trasporto

«Chi tocca il camion capisce quant'è moderno»: cosi Albo e Unrae spingono i giovani verso il trasporto

 

Ma secondo voi un giovane di oggi può essere interessato alla professione di conducente di veicoli pesanti? La risposta, a lume di naso, dovrebbe essere negativa.
Per almeno tre fattori:
1) Perché l'immagine di cui è accreditata questa professione presso l'opinione pubblica è quanto mai negativa. In genere le persone hanno una considerazione bassa dei trasportatori, perché li vedono un po' rudi e prepotenti, sempre vestiti con canottiere da cui fuoriescono vistosi tatuaggi;
2) Perché la concorrenza straniera ha reso questo mestiere poco attraente dal punto di vista della soddisfazione economica, soprattutto se rapportato ai sacrifici richiesti;
3) perché in una prospettiva di 15-20 anni la guida autonoma diventerà realtà e quindi la convinzione diffusa è che il mestiere stesso andrà scemando.

Ecco perché, di fronte a queste ragioni appare abbastanza evidente che i giovani si tengano distanti dall'autotrasporto e perché in Italia come in Europa la penuria di conducenti sia diventato un grande problema.
Così, quando è partita l'iniziativa sorretta economicamente dall'Albo dell'Autotrasporto e affiancata da Unrae per far avvicinare i giovani alla professione di conducente, difficilmente qualcuno avrebbe
scommesso sul suo successo.
E invece bisogna ricredersi.
Perché sono arrivate così tante domande (2.511 di cui 2.202 ritenute idonee) che l'Albo stesso – come ha ricordato davanti a 200 studenti in un incontro presso il CNOS-FAP Puglia a Bari, la presidente Maria Teresa Di Matteo – è stato costretto a «un incremento dei fondi dedicati di tre milioni di euro, con l'intento di finalizzare la formazione anche all'acquisizione della patente E».
E la graduatoria dei primi 500 giovani che possono già partire con la formazione è stata già pubblicata la scorsa estate.
Ma è tutto quindi un fatto economico, nel senso che i giovani non scelgono di fare l'autista perché i costi della patente e della CQC sono troppi elevati? Può essere, ma è riduttivo.

La riuscita di questo progetto è dettata dalle modalità con cui viene portato avanti. Innanzi tutto, entra
direttamente nei contesti formativi: come nel caso di Bari, per esempio, viene accolto da scuole salesiane in cui si incontrano direttamente i giovani. E ai giovani si cercano di sfatare i luoghi comuni o le distorte
informazioni elencate all'inizio.
Ma non affidandosi alle parole, quanto facendogli toccare con mano e tramite le spiegazioni dei rappresentanti dell'Unrae, cosa significhi guidare un camion, quali strumentazioni ultra moderne ci siano all'interno della sua cabina, che tipo di preparazione informatica deve possedere chi sarà chiamato un
domani a condurli.
Così i giovani guardano a quell'oggetto imponente non più come a una ferraglia maleodorante, ma come a un concentrato di tecnologia.
Mezzi tecnologici che – come ha sottolineato il presidente della sezione Veicoli Industriali di Unrae, Franco Fenoglio – devono essere affidati a conducenti preparati e responsabili. Ma Fenoglio è andato oltre.
Perché, dove aver spiegato il perche il camion avrà un futuro garantito anche in un futuro intermodale, in quanto riesce a «coniugare il massimo della tecnologia in termini di connettività e sicurezza della circolazione con l'elasticità di impiego e versatilità nella circolazione e distribuzione delle
merci», ha ribadito che «la tecnologia di bordo è uno strumento che va
gestito da personale sempre più qualificato, competente e
responsabile».
E quindi i giovani che hanno queste caratteristiche hanno ottime possibilità di costruirsi una professione. In questo modo, peraltro, il Progetto Giovani Conducenti dell'Albo finisce per fornire «un impulso
positivo – ha suggerito Fenoglio – alla soluzione del problema della disoccupazione giovanile».
Attenzione, non si tratta di chiacchiere: le richieste di poter porre un'opzione su questi giovani nel momento in cui termineranno la formazione sono tantissime. E d'altra parte, come ha ricordato Vincenzo
Motta, imprenditore del trasporto e vicepresidente di Anita, questo progetto
consente «alle aziende di autotrasporto di potersi avvalere di personale qualificato e favorisce il ricambio generazionale». Mentre Andrea Manfron, segretario senerale di FAI-Conftrasporto, ha confermato che «i
conducenti sono per le aziende un valore aggiunto fondamentale».
Ma se tutto ha funzionato a meraviglia perché non andare avanti e magari rilanciare? Fenoglio, sempre pronto in tal senso, ha messo già le mani avanti: «Sarebbe oltremodo interessante e utile se l'iniziativa potesse produrre, in una prossima fase, anche progetti di formazione ulteriore per addetti ai
trasporti di materie pericolose e di merci in regime di temperatura controllata, altri due settori fortemente sensibili dove la carenza di strutture di controllo e di addetti con adeguata professionalità comincia a farsi sentire, così come avviene anche nel settore dell'assistenza tecnica, impegnato in una evoluzione di portata epocale».
Appuntatevi queste proposte perché - c'è da scommetterci - ne sentiremo ancora parlare.

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Forum sul trasporto a Cernobbio: Il traffico merci cresce, ma non per le imprese italiane

Forum sul trasporto a Cernobbio: Il traffico merci cresce, ma non per le imprese italiane

 

Il traffico merci in Italia cresce – passando dai 437 mld t-km del 2015 ai 448 previsti nel 2018 – ma ne stanno approfittando sempre più le aziende di trasporto estere.
Siamo passati da una percentuale dell'8% di operatori italiani sui traffici internazionali a una del 2% e abbiamo assistito nel trasporto su gomma a una perdita dei traffici del 69,2%, mentre i trasportatori dell'Est Europa hanno aumentato la loro quota del 198,5%.
Tra i motivi più significativi che stanno dietro a questi numeri emergono deficit infrastrutturali, eccesso di burocrazia e di pressione fiscale, fattori che penalizzano e rendono meno competitive le nostre imprese.
Dal Rapporto dell'Ufficio Studi di Confcommercio realizzato in collaborazione con Isfort su "Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia" emerge un sistema dei trasporti nel nostro Paese complessivamente sano, aperto, in cui agiscono operatori nazionali ed esteri, favoriti dai sistemi legislativo-burocratici più snelli e dai costi fiscali e del lavoro inferiori, in vigore nei loro Paesi.
Come conseguenza si assiste a una colonizzazione dei luoghi in cui transitano le merci e alla tendenza di molte imprese italiane a delocalizzare laddove il costo del lavoro è più basso e la burocrazia più rapida ed efficiente.
Con quali ricadute? Secondo il Rapporto, che ha lavorato su un panorama di oltre 87mila aziende di autotrasporto e 195 di navigazione (traghetti e mezzi veloci), le imprese italiane impiegano, rispetto alla media estera, il 52% in più di giornate per gli adempimenti burocratici.
Nella rilevazione sono riportati i dati dei costi diretti effettivi sostenuti dalle imprese e quelli indiretti legati alle inefficienze amministrative: nella differenza tra tempo congruo – con un'amministrazione efficiente – e tempo effettivo – sperimentato sul campo dalle imprese – i ritardi cumulati per le società di navigazione generano un danno di 140 milioni di euro all'anno, mentre per quelle si autotrasporto il danno in termini di mancato fatturato è di 790 milioni di euro e supera i 260 milioni in mancato guadagno.
Il sottodimensionamento delle Motorizzazioni e l'allungamento dei tempi necessari alla verifica dei veicoli introdotta in via amministrativa ha generato poi anche un aggravio di costi di circa 50 euro a pratica (con procedure spesso affidate a terzi), che aggiungerebbe ulteriori 25 milioni di euro ai costi registrati oggi per il complesso del comparto.
Le imprese italiane di navigazione e di autotrasporto perdono complessivamente oltre un miliardo di euro all'anno in termini di guadagni e di fatturato.
Le priorità: «un contrasto più forte alla concorrenza sleale e al dumping sociale nell'autotrasporto; l'applicazione del principio "chi meno inquina meno paga" per un trasporto più sostenibile; l'incentivazione dell'intermodalità; la piena attuazione della strategia d'intervento "Connettere l'Italia" prevista per il settore e del Piano nazionale strategico della portualità e della logistica.
Priorità da affrontare con solerzia per non perdere le opportunità che si prospettano con la nuova Via della Seta che coinvolgerà 3 continenti, 65 Paesi con due diverse direttrici e 5 rotte con lo scopo di migliorare i collegamenti tra Asia, Africa ed Europa.
Se ancora non è possibile individuare chiaramente il punto di arrivo della tratta marittima, appare però evidente che l'approdo più naturale sia l'Italia, posizionata sopra il Canale di Suez, varco di accesso delle navi cariche di prodotti cinesi al Mar Mediterraneo.
La prima fermata sarà certamente il porto greco del Pireo ma è italiana la naturale piattaforma logistica di collegamento delle rotte marittime di Asia, canale di Suez e Mediterraneo con l'Europa continentale e il suo nucleo produttivo.
La preoccupazione è che la Via della Seta rischi di trasformarsi in un'occasione mancata se nei porti continuiamo a mantenere una condizione nella quale per realizzare opere, come gli scavi necessari per accogliere le grandi navi, lasciamo passare 19-20 anni è evidente che le opportunità, come ad esempio quelle che con l'apertura del canale di Suez si sono aperte significativamente, saranno intercettate da altri porti che competono con l'Italia. Uno tra questi, il Pireo.

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