News Trasporti

Targa prova - Sanzioni sospese, deciderà il Consiglio di Stato

In attesa della posizione del Consiglio di Stato, chiamato a dirimere una volta per tutte questa vicenda, in allegato la circolare del Ministero dell’Interno che sospende ogni azione sanzionatoria nei confronti di chi opera con “Targa Prova” anche su veicoli già immatricolati ma sprovvisti di copertura assicurativa. La circolare, quindi, sospende l’attività sanzionatoria ma non dice nulla in merito alle sanzioni già comminate.

Per tutti coloro che sono incorsi in sanzioni e/o con la misura cautelare del sequestro del veicolo, possono presentare, con procedura d’ urgenza, il ricorso ai Giudici di Pace (del luogo e/o località dove è avvenuta la contestazione) citando e allegando l’allegata circolare.

 

 

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Gasolio. CNA Fita: tagliare sotto il 50% le imposte alla pompa

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Trasporti

CNA Fita: "L'Italia porti le imposte sul gasolio sotto il 50% del costo complessivo alla pompa.

Ne va della competitività del sistema Paese"

 

"L'Italia porti le imposte sul gasolio commerciale da autotrazione sotto il 50% del costo complessivo alla pompa, come già hanno fatto tredici Paesi europei. Solo così potrà essere restituita la necessaria competitività alle imprese del trasporto e all'intero sistema Paese". Lo dichiara il presidente nazionale CNA Fita, Patrizio Ricci.

Uno studio della CNA rileva che, nel mese di maggio, l'Italia ha raggiunto il poco invidiabile secondo posto nella classifica dei prezzi del gasolio commerciale da autotrazione alla pompa più alti d'Europa, alle spalle della Svezia. In fondo alla graduatoria i Paesi, dalla Polonia alla Bulgaria e alla Romania, i cui vettori hanno visto impennare i chilometri percorsi sulle strade europee, con il picco del +55% della Romania.

Il carburante incide tra il 30 e il 40% sui costi di gestione delle imprese italiane di autotrasporto e il suo continuo andamento al rialzo ha contribuito in maniera determinante al decremento del trasporto merci nazionale, pari al 9,4% negli anni 2013/2016, e alla chiusura di quasi 27mila imprese nel periodo 2008/2017. Imprese sostituite dai vettori esteri che hanno penalizzato il nostro Paese in termini di occupazione, tasse, imposte e contributi.

Al costo industriale del gasolio commerciale da autotrazione in linea con la gran parte dei Paesi europei (l'Italia è 11esima nella relativa graduatoria) corrispondono tassazione e accise pari a ben il 59,19% del prezzo alla pompa, che assegnano al nostro Paese il secondo posto in Europa per maggiore imposizione, alle spalle del Regno Unito. Il Lussemburgo (con il 44,12%) è lo Stato dove sul gasolio commerciale da autotrazione il fisco incide in misura minore, seguito da Polonia, Romania, Bulgaria, Spagna.

 

Roma, 29 maggio 2018

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Divieto di riposo in cabina: chiarimenti su chi e quando colpirà la sanzion

Anche in Italia, dallo scorso 30 aprile, viene sanzionato il divieto di trascorrere in cabina il riposo lungo di 45 facendo riferimento all’art. 174,comma 7del cds.

In pratica, siccome godere del riposo lungo in cabina equivale a non goderne, il ministero dell’Interno considera che chi lo trascorre in cabina supera di oltre il 20% i limiti orari previsti dalla normativa sui tempi di guida e di riposo, vale a dire l’ipotesi presente, appunto, nel comma 7 dell’art. 174.

La sanzione, che va da un minimo di 425 euro a un massimo di 1.701 euro, può aumentare di un terzo, quando la violazione sia commessa dopo le ore 22 e prima delle ore 7.

D’altro canto, esiste anche la possibilità, di ridurre del 30% la sanzione effettuando il pagamento direttamente nelle mani dell’agente accertatore, a meno che l’interessato non presti cauzione o decida di non pagare con conseguente fermo del mezzo per un periodo non superiore a 60 giorni.

CHI LA PAGA: L’AUTISTA O L’AZIENDA?

In genere, si ritiene che in questi casi ci sia una responsabilità solidale.

In realtà, la sanzione ricordata è a carico esclusivo del conducente, mentre all’azienda può essere contestata un’altra sanzione, quella accessoria prevista dell’art 174 comma 14, che parte da 327 e arriva a un massimo di 1.305 euro per ciascun dipendente cui la violazione si riferisce.

Questa sanzione accessoria, almeno nei casi meno gravi, può essere aggirata dall’azienda dimostrando di aver fatto formazione ai dipendenti e di aver loro impartito sufficienti istruzioni.

In questo caso, però, trattandosi di violazione gravi (oltre il 20% dei limiti), il ricorso andrebbe presentato al giudice di pace.

Un ricorso che appare complicato da vincere.

QUANDO SI PAGA: IN FLAGRANZA O ANCHE A POSTERIORI?

Rispetto al momento in cui può essere riscontrata l’infrazione, si precisa che l’unico caso previsto in Italia (contrariamente a quanto accade nel Regno Unito, in Franciao in Belgio) è la flagranza, vale a dire cioè che la sanzione può essere accertata esclusivamente nel momento in cui la si commette (quindi soltanto su strada e soltanto nel momento in cui l’autista stia svolgendo il riposo settimanale regolare, ma non in un controllo successivo in strada o in azienda) e comporta, oltre all’applicazione della sanzione, anche il ritiro dei documenti di guida con l’intimazione a non riprendere il viaggio fino al completamento del riposo settimanale nella modalità corretta.

Per poter multare un autista trovato su un’area a trascorrere il riposo in cabina, l’agente di controllo deve verificare due condizioni:

- innanzi tutto, deve riscontrare, in base alla strisciata del tachigrafo, che tipo di riposo abbia effettuato la settimana precedente. Perché se questo fosse stato regolare, allora quello in corso potrebbe essere ridotto e quindi non multabile. In caso contrario, se cioè il riposo della settimana

precedente era già stato ridotto, a quel punto non c’è dubbio che l’autista stia facendo un riposo regolare e quindi, essendo in cabina, diventa sanzionabile;

- verificare il momento in cui scatta l’obbligo di iniziare il riposo, che inizia una volta trascorsi sei periodi da 24 ore ciascuno nel corso della settimana. Quindi, se per esempio un autista è partito alle 22 della domenica, dovrà iniziare il riposo alle 22 del sabato. Se sono le 18, anche se lo si ferma

in un’area a bordo della cabina, di fatto non sarebbe ancora obbligato a iniziare il riposo e quindi non ancora sanzionabile.

Ecco perché appare logico che per essere certa di trovare autisti già arrivati nel momento del riposo obbligatorio, la polizia effettuerà controlli essenzialmente la domenica. Farli in altri momenti, cioè, potrebbe rivelarsi inutile.

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Scattano anche in Italia le multe (fino a 1.701 euro) per chi effettua il riposo lungo in cabina

Anche l’Italia adesso punisce con una specifica sanzione, che può arrivare al massimo a 1.701 euro insieme al ritiro dei documenti e all'intimazione a non proseguire il viaggio fino al compimento corretto del riposo, chi non rispetta il divieto di trascorrere in cabina il riposo lungo di 45 ore.

La prevede una circolare del ministero dell’Interno firmato lo scorso 30 aprile con cui di fatto si va a colmare la lacuna che si era venuta a creare dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea dello scorso 20 dicembre, con cui si diceva che tale divieto era già presente nella normativa comunitaria, desumendolo sia da un argomento letterale (nel regolamento sui tempi di guida quando si fa riferimento alla possibilità di trascorrere in cabina i periodi di riposo ci si riferisce espressamente a quelli giornalieri e a quelli settimanali ridotti, ma non a quelli regolari, che quindi vanno esclusi) sia da uno logico (se il fine della normativa è migliorare le condizioni di lavoro degli autisti e questi trascorrono normalmente in cabina i riposi giornalieri e quelli settimanali ridotti, non ci sarebbe alcun miglioramento se si passasse in cabina anche il periodo di riposo lungo).

La sanzione individuata dal ministero dell’Interno, d’intesa con la Direzione Generale per il Trasporto stradale del ministero delle Infrastrutture, è di applicare nei casi in cui sia accertato il godimento a bordo del veicolo del riposo settimanale di 45 ore, la violazione prevista dall’art. 174, comma 7 del codice della strada, quella in particolare prevista nei casi più gravi, quando cioè il mancato rispetto dei limiti orari vada oltre il 20%.
Caso in cui la sanzione pecuniaria va da un minimo di 425 euro a un massimo di 1.701 euro. 
La sanzione può essere accertata esclusivamente nel momento in cui la si commette (ovvero su strada), e comporta oltre all’applicazione della sanzione, anche il ritiro dei documenti di guida con l’intimazione a non riprendere il viaggio fino al completamento del riposo settimanale nella modalità corretta.

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L’Antitrust premia CNA-Fita per la campagna in favore degli autotrasportatori danneggiati dal cartello dei camion

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CNA-Fita riceverà il primo premio Antitrust 2017 – riservato alle associazioni di imprese - per la campagna risarcitoria in favore dell'autotrasporto danneggiato dal cartello dei camion.

CNA-Fita, infatti, ha promosso un'azione collettiva alla quale le imprese possono ancora aderire senz'anticipare alcuna spesa usufruendo di professionisti dalla provata esperienza nel campo dell'antitrust e del contenzioso civile. In questo modo, CNA-Fita offre agli autotrasportatori italiani la possibilità di far rientrare in azienda capitali illecitamente sottratti negli anni 1997/2011 durante i quali il cartello ha operato.

"Siamo estremamente soddisfatti per questo alto riconoscimento, del quale ringraziamo prima di tutto l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Un riconoscimento che premia l'impegno profuso da tutti i colleghi del territorio, dalle imprese e dai professionisti in questa battaglia per l'affermazione della giustizia", commenta il presidente nazionale della CNA-Fita, Patrizio Ricci.

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Accise sui carburanti - Accolta la posizione della CNA

La mancata autorizzazione comunale all'utilizzo della "cisternetta" non inficia il rimborso. 

 

L’assenza dell’autorizzazione comunale all’utilizzo di distributori privati di carburante (c.d. “cisternette” ) da parte delle imprese di autotrasporto non produce di per sé la decadenza dal beneficio fiscale del credito d’imposta per le accise assolte sul gasolio utilizzato per autotrazione e tanto meno il recupero dell’imposta, qualora siano rispettate le condizioni di consumo prescritte.

È quanto si legge dalla nota del 28 marzo 2018 emanata dalla Direzione Centrale delle Dogane investita della questione dalla CNA, da ultimo con la presentazione di una apposita consulenza giuridica (vedi notizia del 26 gennaio 2018).

In particolare la citata prassi dell’Agenzia delle Dogane, dopo un’analisi giuridica in linea con quanto sostenuto dalla CNA, ritiene che la mancata autorizzazione amministrativa all’istallazione della “cisternetta” non pregiudica il diritto al rimborso o alla compensazione del credito sulle accise assolte, il quale deve essere legato esclusivamente all’effettivo consumo del carburante.

La presente sottolinea, pertanto, che il beneficio fiscale in oggetto ricorre quando in capo all’esercente attività di autotrasporto sussistono le seguenti circostanze:

  1. indicazione nella dichiarazione trimestrale di rimborso del possesso dell'impianto di distribuzione per uso privato, non soggetto a denuncia ai sensi dell'articolo 25 del TUA, mediante compilazione del Quadro B;gestione dell'impianto di distribuzione carburante nei termini fissati dalla rispettiva legge regionale per l'utilizzo ad uso privato che consenta comunque la ricostruzione dei consumi da ammettere ad agevolazione;adempimento integrale degli obblighi tributari a tutale del corretto impiego del gasolio nella destinazione d'uso agevolata.

Nella nota viene, inoltre, ribadito il necessario adeguamento alle disposizioni regionali in materia di regime amministrativo degli impianti di distribuzione carburante ad uso privato, cui l’esercente è tenuto ad adempiere. In caso contrario, l’Ufficio delle dogane procederà all’immediata segnalazione dell’irregolarità riscontrata alla competente autorità.

Il nostro impegno, unitamente a quello portato avanti da CNA-FITA, sarà quello di monitorare sul territorio nazionale che tale nota sia rispettata nei termini indicati dalla Direzione Centrale delle Dogane, soprattutto nelle regioni Emilia-Romagna e Marche.

 

Agenzia delle Dogane - comunicazione del 28/03/2018 sul Rimborso Accise Carburante 

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NOVITA' CONTRATTO TRASPORTO MERCI

contratto

NOVITA' CONTRATTO TRASPORTO MERCI

 

In data 3 dicembre è stato rinnovato il Contratto Collettivo del Trasporto Merci e della Logistica.

Le novità e le opportunità in esso contenute, sono molteplici.Pertanto, al fine di agevolarne l’applicazione nella sua impresa, con la presente siamo ad invitarla al seminario di seguito specificato:

Le novità contenute nel rinnovo del Contratto Collettivo di Lavoro del Settore Trasporto Merci e Logistica

Incentivi e sgravi alle assunzioni – Quadro sintesi per l’anno 2018

 Venerdì 30 Marzo – Ore 20.30 

c/o CNA Ferrara Via Caldirolo 84 – Sala Conferenze

Ore 20.00   Registrazione partecipanti

Ore 20.30   Introduzione dei lavori – Analisi dati Autotrasporto Merci nel periodo 2009 – 2015 a cura del Presidente CNA Fita Ferrara – Fausto Bianconi

Ore 21.00   Analisi delle novità contenute nel Contratto Collettivo di Lavoro del Settore Trasporto Merci e Logistica a cura di Giovanni Criscenti – Resp. UIL Regione Emilia RomagnaLorenzo Folli – Resp. CNA Fita Ferrara

Ore 22.00   Le assunzioni agevolate, a cura di Sabrina Blè – Resp. Legislazione del Lavoro CNA Ferrara

Ore 22.30   Termine lavori e dibattito.

 

Per partecipare occorre compilare la scheda di adesione ed inviarla all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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FONDO SAN-ARTI e il TRASPORTO MERCI

FONDO SAN-ARTI e il TRASPORTO MERCI

A partire dall’accordo interconfederale del 2008, è stata sancita la nascita del Fondo SAN.ARTI ( fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori del comparto artigiano ), i cui contenuti sono stati recepiti nei rispettivi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. La sanità integrativa contrattuale è un intervento a favore dei dipendenti, che ha la finalità di rafforzare la protezione sanitaria, contenere la spesa sanitaria delle famiglie, ridurre le liste di attesa e sostenere laprevenzione.

Tra le principali prestazioni vi sono: il rimborso dei ticket sanitari, il rimborso visite specialistiche, dell’alta diagnostica, dei grandi interventi, la prevenzione e le prestazioni odontoiatriche ( si veda elenco completo sul sito www.sanarti.it ).

Con la sottoscrizione del rinnovo contrattuale del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Trasporto Merci – Sezione Artigiana, con decorrenza 3 dicembre 2017, le parti, hanno convenuto di estendere la tutela anche ai lavoratori di tale comparto. Il contributo è pari ad € 10,42 per 12 mensilità, per ogni dipendente a tempo indeterminato. La mancata iscrizione al fondo determina l’obbligo per il datore di lavoro di erogare un importo forfetario in busta paga pari a € 25 lordi per 13 mensilità, per ogni dipendente. Le prestazioni erogate da SAN.ARTI costituiscono un diritto del lavoratore, pertanto l’azienda che ometta il versamento della contribuzione è responsabile della perdita delle relative prestazioni sanitarie, con obbligo di risarcimento del danno subito al dipendente.

Si ricorda infine che l’integrale rispetto del Contratto Collettivo di Lavoro, che comprende anche l’assistenza sanitaria integrativa, è condizione essenziale per fruire dei benefici normativi ed economici, oltre che al rilascio del Durc interno.

Alla luce di quanto sopra, con l’elaborazione delle paghe del mese di febbraio 2018, si dovrà procedere con il versamento cumulativo dei mesi di: dicembre 2017, gennaio e febbraio 2018 ( € 10,42 x 3; per ogni dipendente computabile ).

Per maggiori informazioni, potete contattare Lorenzo Folli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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FITA e contro concorrenza sleale vettori stranieri (#Stopdumping)

Ferrara - Gli autotrasportatori di Cna Fita manifestano preoccupazione per la decisione di numerose prefetture di bloccare la circolazione dei mezzi pesanti, “fino a cessate esigenze”, a causa del maltempo. Intanto l’Unione Cna Fita promuove una campagna nazionale dal titolo “Stop dumping”, contro la concorrenza sleale dei vettori stranieri.

“A causa di questa paralisi della circolazione, rischiamo di subire danni economici pesanti – commenta il presidente provinciale dell’Unione Cna Fita, Fausto Bianconi, che ha, tra l’altro, inoltrato alla Prefettura di Ferrara la richiesta di revocare il blocco della circolazione sul territorio limitrofo alla nostra provincia, tenendo conto che la situazione atmosferica non ha, finora, causato difficoltà tali da rendere pericolosa la circolazione dell’autotrasporto e che, anzi, il blocco dei mezzi pesanti rischia di aggravare i disagi.

“Premesso che la sicurezza della circolazione è un valore di interesse generale a cui tutti teniamo, a partire da coloro che, come noi, svolgono l’attività lavorativa sulla strada – precisa Bianconi – va sottolineato che la maggior parte delle autostrade e delle principali arterie stradali del nostro Paese sono libere da neve e che, comunque, gli autotrasportatori sono perfettamente in grado di fronteggiare la situazione, grazie alle normali dotazioni invernali previste dal Codice della Strada”.

Nel frattempo, gli autotrasportatori di Cna Fita hanno lanciato una campagna nazionale, intitolata #Stopdumping, attraverso la quale chiedono al governo e al mondo della politica di bloccare il tentativo di apertura indiscriminata ai vettori esteri, che praticano forme di concorrenza sleale nei confronti degli autotrasportatori italiani, sul territorio nazionale.

“I dati allarmanti parlano chiaro – insiste il presidente provinciale di Cna Fita -  Negli ultimi anni l’autotrasporto Italiano ha perso importanti quote di mercato per colpa di una concorrenza, con la quale è impensabile poter competere. Le imprese di autotrasporto italiane, in quasi dieci anni, hanno visto perdere competitività e capacità di aggredire il mercato del trasporto internazionale, assistendo, anno dopo anno, ad una vera e propria invasione di operatori, che stanno occupando importanti spazi nel mercato nazionale, attraverso forme di cabotaggio non sempre regolare”.

“Sappiamo che occorrono soluzioni normative idonee atte a sconfiggere tale nocivo fenomeno – conclude Bianconi - ma siamo sicuri che la nostra campagna possa contribuire ulteriormente ad alimentare il dibattito sul tema, in modo da tenere alta l’attenzione e incentivare gli organi preposti ad effettuare i controlli necessari”.

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Unatras: un programma per far crescere l'autotrasporto italiano

Unatras: un programma per far crescere l'autotrasporto italiano

Unatras, il raggruppamento unitario delle associazioni dell’autotrasporto italiano, ha ben pensato di stilare un programma articolato in tanti punti per favorire lo sviluppo delle imprese di autotrasporto nazionali.

Un programma a cui può attingere alla bisogna ogni forza politica e ogni coalizione di governo che abbia a cuore la competitività di un settore strategico per il paese.

Vediamo i principali punti:

1. PACCHETTO MOBILITÀ UE – ROAD ALLIANCE

Le proposte di Unatras sono di impegnare il governo nel contrasto ad alcune delle proposte presentate dalla Commissione Europea puntando invece, tramite l’alleanza con gli altri Paesi firmatari della Road Alliance, a omogeneizzare retribuzioni e contribuzioni dei lavoratori e costi delle imprese, a contrastare la liberalizzazione del cabotaggio, a estendere la normativa sul distacco transnazionale ai trasporti internazionali da e per l’Italia effettuati da imprese estere.

2. REGOLARITÀ DEL MERCATO – SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA

Qui le priorità sono di garantire l’effettiva funzionalità del Portale Regolarità Albo, realizzare una razionalizzazione normativa del settore riformando il Codice della Strada, revisionando il calendario dei divieti di circolazione per i mezzi pesanti, semplificando le procedure per accesso alla professione e al mercato, revisionando la disciplina sui trasporti eccezionali. Altri punti riguardano la lotta alle cooperative spurie e la piena operatività degli uffici della motorizzazione civile, integrando definitivamente Motorizzazione e PRA e affidando i processi di revisione dei mezzi pesanti anche agli operatori privati abilitati.

3. GOVERNANCE DEL SETTORE

Unatras definisce “avulsa” l’istituzione (avvenuta con l’ultima legge di bilancio) del Partenariato della Logistica e dei Trasporti, e quindi invece il rafforzamento del ruolo del Comitato centrale dell’Albo e il ripristino della Consulta generale dei Trasporti e della Logistica.

4. FONDI STRUTTURALI PER L’AUTOTRASPORTO

Qui il programma punta a garantire lo stanziamento di 250 milioni euro annui e a evitare tagli alle misure attuali quali quelli paventati sul rimborso accise sul gasolio, sulla riduzione compensata dei pedaggi autostradali e sulle deduzioni forfetarie per le spese non documentate. In più ai fini di incentivare il rinnovo del parco veicolare si punta ancora al Super/Iperammortamento, al rifinanziamento della Nuova Sabatini e del Fondo di Garanzia - Sezione Speciale Autotrasporto, con l’introduzione di incentivi aggiuntivi per la rottamazione dei veicoli obsoleti. Rispetto alle autostrade ci si pone l’obiettivo di verificare la corretta applicazione dei contratti di concessione in ragione degli investimenti eseguiti coinvolgendo anche le associazioni di categoria dell’autotrasporto e garantire che gli introiti derivanti dalle tariffazioni autostradali siano reinvestiti nello stesso settore che li ha generati.

5. BUONA OCCUPAZIONE E RICAMBIO GENERAZIONALE AUTISTI

Per far fronte alla penuria di autisti secondo Unatras bisogna incentivare programmi formativi e di inserimento lavorativo per giovani autisti nell’autotrasporto (sul modello di quello finanziato dall’Albo Autotrasporto nel 2017) e riconoscere quale lavoro usurante quello effettuato da autisti dipendenti e conducenti artigiani di veicoli pesanti.

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FISSAZIONE DEL CARICO, SCATTA LA VERIFICA SU STRADA

Fissazione del carico: scatta la verifica su strada

 

Il Decreto ministeriale n°215 del 19 maggio 2017 (pubblicato in Gu n°139 del 17.6.2017 e consultabile in allegato), prevede dal 20 maggio prossimo la possibilità che vengano effettuati su strada una serie di controlli tecnici al fine di garantire la sicurezza stradale.

Tra questi, l’allegato III del decreto (allegato), regola i principi in materia di fissazione del carico per scongiurare che questo subisca anche minimi cambiamenti di posizione durante tutte le fasi di operatività del veicolo.

In caso di carenze gravi o pericolose è anche previsto che il veicolo non possa essere rimesso in circolazione, se prima non viene rimossa l’anomalia riscontrata.

Durante l’esecuzione del servizio di trasporto, a bordo del mezzo vanno conservati sia il certificato di revisione relativo al controllo tecnico più recente, o relativa copia (in caso di certificato di revisione elettronico, la copia cartacea certificata o originale cartaceo), sia la copia della relazione relativa all’ultimo controllo tecnico su strada.

Le sanzioni per le violazioni riscontrate vanno da 85 a 338 euro. Il comma 3 dell’articolo 7, del decreto stabilisce inoltre che le imprese sono responsabili del mantenimento dei propri veicoli in condizioni di sicurezza e conformità, ferme restando le responsabilità del conducente di tali veicoli. Va però segnalato che la responsabilità del corretto fissaggio del carico è in capo al soggetto che svolge il ruolo di “caricatore”, ovvero l’impresa o la persona giuridica pubblica che consegna la merce al vettore, curando la sistemazione delle merci sul veicolo adibito all’esecuzione del trasporto, come da D.Lgs. n. 286 del 21 novembre 2005, per cui il caricatore è in ogni caso responsabile laddove venga accertata la violazione delle norme in materia di massa limite ai sensi degli articoli 61 e 62 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, e di quelle relative alla corretta sistemazione del carico sui veicoli, ai sensi dei citati articoli 164 e 167 dello stesso decreto legislativo.

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ACQUISTO DI CARBURANTI DAL 1 LUGLIO 2018

ACQUISTO DI CARBURANTI DAL 1 LUGLIO 2018

La Legge di bilancio 2018 ha modificato gli obblighi relativi agli acquisti di carburante per autotrazione a decorrere dal 1 luglio 2018, prevedendo:

– l’obbligo di emissione di fattura elettronica da parte del distributore (che sostituisce la scheda carburante, che non andrà più compilata da parte dell’acquirente)

– l’obbligo di pagamento tramite carta di credito, bancomat o carta prepagata al fine di poter operare la deduzione del costo e la detrazione dell’Iva.

Dal 1° Luglio 2018 (fino al 30/06/2018 si applicano le regole previgenti), per quanto riguarda gli acquisti di benzina e gasolio per autotrazione presso i distributori stradali: la scheda carburante è soppressa (art. 1 c. 926 L. 205/2017)

i titolari di partita Iva (imprese o professionisti) non potranno:
– nè dedurre il costo relativo all’acquisto di carburante;
– nè detrarre la corrispondente Iva;
qualora effettuino pagamenti con mezzi diversi dalla moneta elettronica.

 

 Sarà obbligatorio utilizzare mezzi di pagamento tracciabili:
– carte di credito
– carte di debito (cioè il “bancomat”)
– carte prepagate
emessi da intermediari finanziari appositamente abilitati.

 

GESTORE DELLA STAZIONE DI SERVIZIO: per i rifornimenti effettuati nei confronti:
a) di soggetti passivi Iva: sarà obbligato ad emettere fattura elettronica
b) di soggetti privati: sarà obbligato alla trasmissione telematica dei corrispettivi.

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RIPOSO SETTIMANALE IN CABINA IN SPAGNA

Riposo settimanale lungo in cabina: anche in Spagna scatterà il divieto

Anche la Spagna si convertirà presto al divieto di riposo in cabina. Dopo Francia, Belgio, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi anche il paese iberico sta lavorando sulla riforma di 14 normative che interessano il trasporto terrestre.

E tra queste c’è anche l’adeguamento a quell’interpretazione del regolamento (CE) n. 561/2006, confermata anche dalla Corte di Giustizia europea in una sentenza del 20 dicembre 2017, secondo cui il riposo in cabina settimanale, oltre cioè le 45 ore, non potrebbe essere svolto in cabina.

L’insieme delle nuove norme, compresa quella sul divieto di riposo settimanale in cabina, dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1° luglio 2018 e prevede che la sanzione a chi non ottempera a tale divieto sarà parametrata al tempo effettivamente trascorso in cabina nel corso del riposo: tanto questo sarà maggiore, tanto più sarà consistente la sanzione.

La normativa è chiaramente orientata a bloccare la concorrenza in dumping di vettori dell’Europa dell’Est, che spesso fanno trascorrere ai propri autisti periodi molti lunghi lontano dal paese di residenza, vivendo in condizioni precarie.

In questo modo dovrebbero essere costrette a trovare una sistemazione adeguata e dignitosa per questi conducenti.

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AUTOTRASPORTO RIMBORSO ACCISE

AUTOTRASPORTO MERCI - L’ASSENZA DELL’AUTORIZZAZIONE COMUNALE PER LE CISTERNE PRIVATE NON PUO’ COMPROMETTERE IL DIRITTO AL RIMBORSO DEL CREDITO ACCISE

Le nostre sedi territoriali, attraverso CNA FITA, ci riferiscono che nella regione Emilia-Romagna gli uffici provinciali delle Dogane procedono al disconoscimento del rimborso e/o della compensazione del credito d’imposta connesso all’utilizzo del carburate per autotrazione da parte delle imprese di trasporto merci, prive dell’autorizzazione comunale per l’installazione dell’impianto di distribuzione di carburante ad uso privato. 

A nostro avviso, la mancanza della prescritta autorizzazione comunale deve qualificarsi come una inadempienza da sanare con l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie, ma non può comportare, in assenza di una norma di rango primario o secondario, la perdita di un beneficio fiscale accordato alle imprese di autotrasporto per il gasolio consumato.

Considerata la necessità di fare chiarezza su tale questione, che sta avendo pesanti ripercussioni  sulle imprese di trasporto merci, è stata presentata apposita consulenza giuridica alla Direzione Centrale delle Dogane con l’obiettivo di giungere ad un’omogeneità interpretativa e comportamentale da parte di tutti gli uffici territoriali delle dogane nei confronti di imprese a cui, a tutto oggi, è negato un beneficio fiscale riconosciuto dalla legge a fronte dell’ammontare di accise pagate sui carburanti per autotrazione. 

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USO PEC PER I VERBALI CODICE DELLA STRADA

Con il Decreto del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2017 recante “Disciplina delle procedure per la notificazione dei verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada, tramite posta elettronica certificata Decreto è stato stabilito che i verbali di violazione al Codice della Strada potranno d’ora in avanti essere notificati via PEC.

 

Chiaramente tali disposizioni riguardano solo i destinatari che per legge sono obbligati ad avere un indirizzo PEC, quindi anche TUTTE LE IMPRESE DI TRASPORTO, ma non gli autisti dipendenti delle stesse ditte.

La data di notifica corrisponderà a quando l’atto risulterà inviato alla casella di posta del destinatario, indipendentemente dalla lettura dello stesso o dal fatto che un soggetto consulti o meno la propria PEC.

Considerato che i termini per impugnare il verbale sono molto ristretti – 30 giorni dalla notifica – e che dopo 60 giorni l’importo delle sanzioni pecuniarie previste nei verbali si raddoppia in automatico, invito a consultare la PEC il più volte possibile e comunque almeno una volta alla settimana.

clicca qui per il Decreto

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Pedaggi autostradali: tutto l'autotrasporto compatto contro gli aumenti

Gli aumenti dei pedaggi autostradali ogni anno arrivano puntuali. E puntualmente, da esattamente nove stagioni consecutive, colpiscono chi, come l’autotrasporto, sulle strade ci lavora tutti giorni e per lunghe ore: pensate che, a conti fatti, il costo del pedaggio pesa sui costi di gestione di un veicolo per circa il 12%. Stranamente, però, questi ritocchi in alto sono vissuti come una sorta di fatalità: devono avvenire e avvengono. Un fatalismo in parte imparentato con quella anomalia difficilmente giustificabile di coprire con il segreto di Stato il sistema delle concessioni autostradali. Ma quest’anno, un po’ perché la misura è colma, un po’ perché in alcuni casi gli aumenti hanno raggiunto percentuali decisamente ragguardevoli, qualcosa è cambiato. E l’autotrasporto di fronte all’ennesimo rialzo ha deciso di dire basta.

 

LE RICHIESTE DI CNA FITA

Patrizio Ricci, presidente di CNA Fita, ha chiesto al governo «di revocare immediatamente gli aumenti delle tariffe autostradali riconosciuti ai concessionari come ogni inizio d’anno». Anche perché, spiega Ricci, l'aumento è certo, mentre il servizio fornito in cambio è soltanto presunto e, anzi, miglioramenti in tal senso «non sono riscontrati dalle associazioni degli autotrasportatori professionali, cui non è riconosciuta voce in capitolo, autentici figli di un dio minore che devono solo pagare e tacere. Eppure, nei costi di un’azienda di autotrasporto di merci per conto terzi, i pedaggi autostradali rappresentano la terza voce di costo dopo personale e carburante. Un vettore che esegue trasporti di linea nazionali effettua oltre il 70 per cento della sua percorrenza annua su autostrade a pedaggio». Da qui la richiesta di Ricci di «aggiornare le modalità di adeguamento annuale delle tariffe, un meccanismo sostanzialmente automatico in vigore dal 2007, per tenere conto in maniera più appropriata della qualità del servizio reso dai concessionari», che si può registrare a ogni precipitazione nevosa, nella mancanza di aree di sosta, nella cattiva manutenzione delle strutture e del manto autostradale

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Calendari divieti circolazione 2018

Sono disponibili i calendari relativi alla limitazione alla circolazione 2018. Scarica qui il pdf

I modelli cartacei, in formato tascabile, verranno consegnati alle aziende associate.

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Autostrade: aumenta il traffico pesante del 3,5%. Ma quanto è straniero?

 

In nove mesi il transito dei camion sulle autostrade è cresciuto del 3,5% rispetto al 2016. Quando peraltro c'era già stato un aumento. Segno che la domanda di trasporto aumenta.
Ma chi la assorbe? I dati qui non parlano propriamente italiano.
Nei primi nove mesi dell'anno, vale a dire da gennaio a settembre 2017, il traffico di veicoli pesanti in autostrada nel nostro Paese è aumentato, stando ai dati elaborati da Aiscat e resi noti dal Centro Ricerche Continental Autocarro, del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2016.
In termini chiari, cioè positivi, il dato è molto importante per più di una ragione:
1) Perché si tratta di una crescita decisamente maggiore anche rispetto a quella fatta registrare dal traffico leggero, attestato a un 1,9%.
I camion in circolazione sono aumentati a un ritmo molto maggiore rispetto a quello delle auto;
2) Si tratta di un dato tendenziale che peraltro soltanto a settembre ha visto un'impennata particolare portando l'incremento mensile a un +2,1%, quando nello stesso periodo l'incremento delle auto è stato di appena lo 0,3%;
3) Valutato su un lasso di tempo più lungo il dato conferma un andamento già registrato da qualche anno.
Negli anni più bui della crisi cioè il crollo delle percorrenze autostradali è stato netto e costante. L'inversione di tendenza c'è stato soltanto da un paio di anni, peraltro iniziata in modo timido e poi cresciuta nel tempo.
Questo è quindi il segno che la domanda di trasporti all'interno della penisola è andata aumentando e quindi che l'economia procede in modo ascendente.
Bisogna però vedere chi poi di fatto soddisfa questa domanda.
E qui arriviamo al dato in negativo, quello cioè un po' più scuro. Perché l'incremento dei traffici autostradali non tiene conto delle targhe, ma dei veicoli.
E il peso dei veicoli stranieri rispetto alla torta complessiva dei veicoli da trasporto viaggianti è sicuramente crescente. Ricordiamo infatti che, rispetto ai dati pre-crisi l'incremento delle tonnellate di merce trasportate in Italia in regime di cabotaggio internazionale è stato del
67,2%. Ma più in generale nella competizione internazionale l'autotrasporto italiano ha ceduto ben oltre la metà delle tonnellate/km che gestiva prima della crisi (Fonte: 100 Numeri per capire l'autotrasporto – Federservice). Non a caso la percentuale dei veicoli pesanti con targa
estera che entrano ed escono dall'Italia è attualmente del 60%. Ogni 10 veicoli, cioè, 6 sono stranieri e 4 italiani. E tra questi 6 la percentuale maggioritaria ha targa rumena.

CNA FITA sta organizzando una forte iniziativa per contrastare questo fenomeno, avrà il norme di #stopdumping, seguiranno i dovuto chiarimenti quando sarà pronta l'azione da lanciare.

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Il marebonus è legge: contributi agli armatori da ribaltare poi ai trasportatori.

Finalmente trova il suo approdo normativo anche il decreto sul Marebonus, il n. 176 del 13 Settembre 2017 comparso sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2017 e quindi in vigore dal 13 dicembre.
L'incentivo per il trasferimento modale (vale a dire per lo spostamento di camion dalla strada alle stive di una nave) non viene concesso direttamente ai trasportatori, ma alle imprese armatrici, le quali però hanno poi l'obbligo di rigirarlo nella misura non inferiore al 70% ai trasportatori.
Le imprese armatrici che possono beneficiare dei contributi sono tutte quelle che operano sul territorio nazionale, costituite anche in forma consorziata, cooperativa o attraverso il cosiddetto "slot agreement" (ovvero un accordo tra imprese armatrici per la ripartizione delle capacità di stivaggio della nave) che
hanno sede legale in uno degli Stati Membri o del SEE.
Per ottenere il contributo le imprese armatrici devono presentare dei progetti triennali per realizzare nuovi servizi marittimi, sia Ro-Ro sia Ro-Pax.
Sono incentivabili anche le iniziative per l'implementazione delle tecnologie ITS, nonché per il potenziamento dei livelli di sicurezza con lo scopo del miglioramento dei servizi a bordo durante la navigazione, compresi i servizi di accoglienza del personale di guida dei veicoli merci.
Affinché i servizi marittimi siano incentivabili devono presentare diverse caratteristiche:
•essere regolari e frequenti
•risultare economicamente sostenibili durante l'intero periodo di incentivazione
•proseguire e mantenere i miglioramenti qualitativi e quantitativi dei servizi esercitati almeno per i 36 mesi successivi al periodo dell'incentivazione
Tutti i servizi marittimi incentivabili devono essere funzionali al trasporto multimodale di complessi veicolare, autocarri, rimorchi, semirimorchi e casse mobili, di massa complessiva a pieno carico del singolo veicolo superiore alle 3,5 tonnellate, lungo rotte marittime a corto raggio sia via mare che mediante
navigazione fluviale.
Sono ammissibili sia i progetti finalizzati all'istituzione, avvio e realizzazione di un nuovo servizio di linea sia al miglioramento dei servizi su rotte esistenti.
Tali progetti devono essere accompagnati da una lettera di manifestazione di interesse da parte di almeno tre imprese di autotrasporto di merci clienti della linea indicata e dovranno garantire per l'anno successivo, pena la perdita del contributo, il mantenimento di almeno il 70% della capacità di stiva, espressa in metri lineari.
L'imprese armatrici sono tenute a ribaltare il contributo, nella misura non inferiore al 70%, in favore delle imprese di autotrasporto clienti che abbiano effettuato almeno 150 imbarchi di unità di trasporto ammesse al contributo.
Per quelle imprese di autotrasporto che, invece, hanno effettuato un numero di imbarchi minimo pari a 4.000 la percentuale è elevata all'80%.
Il ribaltamento del contributo può essere praticato dall'impresa armatrice o sotto forma di rimborso diretto oppure mediante sconti per successivi servizi prestati a favore dei propri clienti entro e non oltre 60 giorni dal ricevimento del contributo stesso.
Le imprese armatrici, che dovranno poi ribaltare la quota di contributo spettante alle imprese di autotrasporto clienti, sono tenute a verificare la regolarità delle stesse presso il portale dell'Albo degli Autotrasportatori.
Il contributo Marebonus verrà erogato annualmente, mentre l'apertura dei termini per la presentazione delle domande di accesso ai contributi sarà disposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale – Direzione
generale per il trasporto stradale e l'intermodalità di via Caraci 36, 00157 Roma, con apposito provvedimento entro il 27 dicembre prossimo.
Le domande per accedere al contributo dovranno pervenire al MIT all'indirizzo sopracitato entro e non oltre 45 giorni dalla pubblicazione del provvedimento dirigenziale di apertura dei termini per l'accesso al contributo.
L'attività istruttoria, di gestione operativa e di monitoraggio è affidata alla RAM (Società Rete Autostrade Mediterranee S.p.a.) che, per valutare i requisiti minimi di ammissibilità dei singoli progetti, considererà, al fine di un miglioramento dell'impatto ambientale, i seguenti criteri:
•l'uso di carburanti meno inquinanti;
•l'uso di dispositivi di abbattimento delle emissioni
•trattamenti con prodotti speciali della carena.
Il contributo Marebonus non è cumulabile con altri benefici, erogati per le erogati per le medesime finalità, a livello locale, regionale, nazionale o comunitario.

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Cassazione: Il regime fiscale per gli autisti è quello (più favorevole) delle indennità di trasferta

Qual è il regime fiscale da applicare alle retribuzioni degli autisti?
Diciamololo diversamente: la parte in più che l'autista percepisce per le trasferte è da assimilare a un normale reddito oppure è soltanto un'indennità e quindi sfugge alla tassazione?
La risposta a questo punto definitiva fornita dalla sentenza n. 27093 della Corte di Cassazione riunita a Sezioni Unite è molto precisa: il regime fiscale degli autisti non è quello dei trasfertisti, ma quello più vantaggioso delle indennità di trasferta.
Sembra una questione di poco conto, ma in realtà la differenza tra i due casi è abbastanza netta e perfettamente distinta dal Legislatore esattamente un anno fa con la legge n. 225 del 1° dicembre 2016, che convertiva con modificazioni il D.L. n. 193/2016 ("decreto fiscale"), che conteneva proprio
un'interpretazione autentica del concetto di trasferta, adesso ribadito dalla Cassazione.
Secondo questa norma il lavoratore trasfertista è tale se si verificano tre condizioni:
a) dispone di un contratto in cui non viene indicata la sede di lavoro;
b) svolge un'attività lavorativa che richiede continua mobilità;
c) percepisce una indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuiti senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.

Di conseguenza, quando si riscontrano tutti insieme questi criteri il lavoratore sarà inquadrabile come trasfertista e dovrà essere assoggettato al regime fiscale previsto dal comma 6 dell'articolo 51 T.U.I.R., vale a dire una tassazione del 50% delle somme riconosciute per la trasferta. In caso contrario, vale a dire se anche soltanto una di queste condizioni non è presente, allora si applica il regime fiscale previsto per le indennità di trasferta dal comma 5 del medesimo articolo 51 e cioè la tassazione soltanto delle somme che vanno oltre i 46,48 euro al giorno (77,47 in caso di trasferte all'estero) e comunque soltanto per la parte che va oltre tali valori.

Ora, siccome il terzo punto c) non è mai applicato a un autista di camion, in quanto questi ottiene un'indennità soltanto se svolge effettivamente la trasferta e peraltro in misura variabile in relazione al numero di ore passate in trasferta, tale autista non può essere definito come
"trasfertista". E di conseguenza la somma percepita per la trasferta si configura come un'indennità di disagio concessa esclusivamente per precisi periodi e in funzione delle ore trascorse al di fuori del territorio in cui si trova la sede di lavoro del dipendente.
Ed ecco perché le indennità di trasferta corrisposte agli autisti che occasionalmente prestino servizi per cui è necessario assentarsi dalla sede di lavoro non concorrono a formare il reddito almeno fino a una certa soglia.
La Cassazione quindi ha innanzi tutto ribadito questa differenza di retribuzione e di imposizione fiscale tra "trasfertisti abituali" e "trasfertisti occasionali".
Inoltre, ha riconosciuto il carattere retroattivo della norma, considerandolo applicabile anche prima dell'entrata in vigore del D.L. 193/2016. Quindi, i criteri distintivi ricordati si applicano anche alle situazioni e ai giudizi pendenti prima dell'entrata in vigore della norma interpretativa.

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