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Unatras: un programma per far crescere l'autotrasporto italiano

Unatras: un programma per far crescere l'autotrasporto italiano

Unatras, il raggruppamento unitario delle associazioni dell’autotrasporto italiano, ha ben pensato di stilare un programma articolato in tanti punti per favorire lo sviluppo delle imprese di autotrasporto nazionali.

Un programma a cui può attingere alla bisogna ogni forza politica e ogni coalizione di governo che abbia a cuore la competitività di un settore strategico per il paese.

Vediamo i principali punti:

1. PACCHETTO MOBILITÀ UE – ROAD ALLIANCE

Le proposte di Unatras sono di impegnare il governo nel contrasto ad alcune delle proposte presentate dalla Commissione Europea puntando invece, tramite l’alleanza con gli altri Paesi firmatari della Road Alliance, a omogeneizzare retribuzioni e contribuzioni dei lavoratori e costi delle imprese, a contrastare la liberalizzazione del cabotaggio, a estendere la normativa sul distacco transnazionale ai trasporti internazionali da e per l’Italia effettuati da imprese estere.

2. REGOLARITÀ DEL MERCATO – SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA

Qui le priorità sono di garantire l’effettiva funzionalità del Portale Regolarità Albo, realizzare una razionalizzazione normativa del settore riformando il Codice della Strada, revisionando il calendario dei divieti di circolazione per i mezzi pesanti, semplificando le procedure per accesso alla professione e al mercato, revisionando la disciplina sui trasporti eccezionali. Altri punti riguardano la lotta alle cooperative spurie e la piena operatività degli uffici della motorizzazione civile, integrando definitivamente Motorizzazione e PRA e affidando i processi di revisione dei mezzi pesanti anche agli operatori privati abilitati.

3. GOVERNANCE DEL SETTORE

Unatras definisce “avulsa” l’istituzione (avvenuta con l’ultima legge di bilancio) del Partenariato della Logistica e dei Trasporti, e quindi invece il rafforzamento del ruolo del Comitato centrale dell’Albo e il ripristino della Consulta generale dei Trasporti e della Logistica.

4. FONDI STRUTTURALI PER L’AUTOTRASPORTO

Qui il programma punta a garantire lo stanziamento di 250 milioni euro annui e a evitare tagli alle misure attuali quali quelli paventati sul rimborso accise sul gasolio, sulla riduzione compensata dei pedaggi autostradali e sulle deduzioni forfetarie per le spese non documentate. In più ai fini di incentivare il rinnovo del parco veicolare si punta ancora al Super/Iperammortamento, al rifinanziamento della Nuova Sabatini e del Fondo di Garanzia - Sezione Speciale Autotrasporto, con l’introduzione di incentivi aggiuntivi per la rottamazione dei veicoli obsoleti. Rispetto alle autostrade ci si pone l’obiettivo di verificare la corretta applicazione dei contratti di concessione in ragione degli investimenti eseguiti coinvolgendo anche le associazioni di categoria dell’autotrasporto e garantire che gli introiti derivanti dalle tariffazioni autostradali siano reinvestiti nello stesso settore che li ha generati.

5. BUONA OCCUPAZIONE E RICAMBIO GENERAZIONALE AUTISTI

Per far fronte alla penuria di autisti secondo Unatras bisogna incentivare programmi formativi e di inserimento lavorativo per giovani autisti nell’autotrasporto (sul modello di quello finanziato dall’Albo Autotrasporto nel 2017) e riconoscere quale lavoro usurante quello effettuato da autisti dipendenti e conducenti artigiani di veicoli pesanti.

Per maggiori informazioni, potete contattare Lorenzo Folli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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FISSAZIONE DEL CARICO, SCATTA LA VERIFICA SU STRADA

Fissazione del carico: scatta la verifica su strada

 

Il Decreto ministeriale n°215 del 19 maggio 2017 (pubblicato in Gu n°139 del 17.6.2017 e consultabile in allegato), prevede dal 20 maggio prossimo la possibilità che vengano effettuati su strada una serie di controlli tecnici al fine di garantire la sicurezza stradale.

Tra questi, l’allegato III del decreto (allegato), regola i principi in materia di fissazione del carico per scongiurare che questo subisca anche minimi cambiamenti di posizione durante tutte le fasi di operatività del veicolo.

In caso di carenze gravi o pericolose è anche previsto che il veicolo non possa essere rimesso in circolazione, se prima non viene rimossa l’anomalia riscontrata.

Durante l’esecuzione del servizio di trasporto, a bordo del mezzo vanno conservati sia il certificato di revisione relativo al controllo tecnico più recente, o relativa copia (in caso di certificato di revisione elettronico, la copia cartacea certificata o originale cartaceo), sia la copia della relazione relativa all’ultimo controllo tecnico su strada.

Le sanzioni per le violazioni riscontrate vanno da 85 a 338 euro. Il comma 3 dell’articolo 7, del decreto stabilisce inoltre che le imprese sono responsabili del mantenimento dei propri veicoli in condizioni di sicurezza e conformità, ferme restando le responsabilità del conducente di tali veicoli. Va però segnalato che la responsabilità del corretto fissaggio del carico è in capo al soggetto che svolge il ruolo di “caricatore”, ovvero l’impresa o la persona giuridica pubblica che consegna la merce al vettore, curando la sistemazione delle merci sul veicolo adibito all’esecuzione del trasporto, come da D.Lgs. n. 286 del 21 novembre 2005, per cui il caricatore è in ogni caso responsabile laddove venga accertata la violazione delle norme in materia di massa limite ai sensi degli articoli 61 e 62 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, e di quelle relative alla corretta sistemazione del carico sui veicoli, ai sensi dei citati articoli 164 e 167 dello stesso decreto legislativo.

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ACQUISTO DI CARBURANTI DAL 1 LUGLIO 2018

ACQUISTO DI CARBURANTI DAL 1 LUGLIO 2018

La Legge di bilancio 2018 ha modificato gli obblighi relativi agli acquisti di carburante per autotrazione a decorrere dal 1 luglio 2018, prevedendo:

– l’obbligo di emissione di fattura elettronica da parte del distributore (che sostituisce la scheda carburante, che non andrà più compilata da parte dell’acquirente)

– l’obbligo di pagamento tramite carta di credito, bancomat o carta prepagata al fine di poter operare la deduzione del costo e la detrazione dell’Iva.

Dal 1° Luglio 2018 (fino al 30/06/2018 si applicano le regole previgenti), per quanto riguarda gli acquisti di benzina e gasolio per autotrazione presso i distributori stradali: la scheda carburante è soppressa (art. 1 c. 926 L. 205/2017)

i titolari di partita Iva (imprese o professionisti) non potranno:
– nè dedurre il costo relativo all’acquisto di carburante;
– nè detrarre la corrispondente Iva;
qualora effettuino pagamenti con mezzi diversi dalla moneta elettronica.

 

 Sarà obbligatorio utilizzare mezzi di pagamento tracciabili:
– carte di credito
– carte di debito (cioè il “bancomat”)
– carte prepagate
emessi da intermediari finanziari appositamente abilitati.

 

GESTORE DELLA STAZIONE DI SERVIZIO: per i rifornimenti effettuati nei confronti:
a) di soggetti passivi Iva: sarà obbligato ad emettere fattura elettronica
b) di soggetti privati: sarà obbligato alla trasmissione telematica dei corrispettivi.

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RIPOSO SETTIMANALE IN CABINA IN SPAGNA

Riposo settimanale lungo in cabina: anche in Spagna scatterà il divieto

Anche la Spagna si convertirà presto al divieto di riposo in cabina. Dopo Francia, Belgio, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi anche il paese iberico sta lavorando sulla riforma di 14 normative che interessano il trasporto terrestre.

E tra queste c’è anche l’adeguamento a quell’interpretazione del regolamento (CE) n. 561/2006, confermata anche dalla Corte di Giustizia europea in una sentenza del 20 dicembre 2017, secondo cui il riposo in cabina settimanale, oltre cioè le 45 ore, non potrebbe essere svolto in cabina.

L’insieme delle nuove norme, compresa quella sul divieto di riposo settimanale in cabina, dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1° luglio 2018 e prevede che la sanzione a chi non ottempera a tale divieto sarà parametrata al tempo effettivamente trascorso in cabina nel corso del riposo: tanto questo sarà maggiore, tanto più sarà consistente la sanzione.

La normativa è chiaramente orientata a bloccare la concorrenza in dumping di vettori dell’Europa dell’Est, che spesso fanno trascorrere ai propri autisti periodi molti lunghi lontano dal paese di residenza, vivendo in condizioni precarie.

In questo modo dovrebbero essere costrette a trovare una sistemazione adeguata e dignitosa per questi conducenti.

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AUTOTRASPORTO RIMBORSO ACCISE

AUTOTRASPORTO MERCI - L’ASSENZA DELL’AUTORIZZAZIONE COMUNALE PER LE CISTERNE PRIVATE NON PUO’ COMPROMETTERE IL DIRITTO AL RIMBORSO DEL CREDITO ACCISE

Le nostre sedi territoriali, attraverso CNA FITA, ci riferiscono che nella regione Emilia-Romagna gli uffici provinciali delle Dogane procedono al disconoscimento del rimborso e/o della compensazione del credito d’imposta connesso all’utilizzo del carburate per autotrazione da parte delle imprese di trasporto merci, prive dell’autorizzazione comunale per l’installazione dell’impianto di distribuzione di carburante ad uso privato. 

A nostro avviso, la mancanza della prescritta autorizzazione comunale deve qualificarsi come una inadempienza da sanare con l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie, ma non può comportare, in assenza di una norma di rango primario o secondario, la perdita di un beneficio fiscale accordato alle imprese di autotrasporto per il gasolio consumato.

Considerata la necessità di fare chiarezza su tale questione, che sta avendo pesanti ripercussioni  sulle imprese di trasporto merci, è stata presentata apposita consulenza giuridica alla Direzione Centrale delle Dogane con l’obiettivo di giungere ad un’omogeneità interpretativa e comportamentale da parte di tutti gli uffici territoriali delle dogane nei confronti di imprese a cui, a tutto oggi, è negato un beneficio fiscale riconosciuto dalla legge a fronte dell’ammontare di accise pagate sui carburanti per autotrazione. 

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USO PEC PER I VERBALI CODICE DELLA STRADA

Con il Decreto del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2017 recante “Disciplina delle procedure per la notificazione dei verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada, tramite posta elettronica certificata Decreto è stato stabilito che i verbali di violazione al Codice della Strada potranno d’ora in avanti essere notificati via PEC.

 

Chiaramente tali disposizioni riguardano solo i destinatari che per legge sono obbligati ad avere un indirizzo PEC, quindi anche TUTTE LE IMPRESE DI TRASPORTO, ma non gli autisti dipendenti delle stesse ditte.

La data di notifica corrisponderà a quando l’atto risulterà inviato alla casella di posta del destinatario, indipendentemente dalla lettura dello stesso o dal fatto che un soggetto consulti o meno la propria PEC.

Considerato che i termini per impugnare il verbale sono molto ristretti – 30 giorni dalla notifica – e che dopo 60 giorni l’importo delle sanzioni pecuniarie previste nei verbali si raddoppia in automatico, invito a consultare la PEC il più volte possibile e comunque almeno una volta alla settimana.

clicca qui per il Decreto

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Pedaggi autostradali: tutto l'autotrasporto compatto contro gli aumenti

Gli aumenti dei pedaggi autostradali ogni anno arrivano puntuali. E puntualmente, da esattamente nove stagioni consecutive, colpiscono chi, come l’autotrasporto, sulle strade ci lavora tutti giorni e per lunghe ore: pensate che, a conti fatti, il costo del pedaggio pesa sui costi di gestione di un veicolo per circa il 12%. Stranamente, però, questi ritocchi in alto sono vissuti come una sorta di fatalità: devono avvenire e avvengono. Un fatalismo in parte imparentato con quella anomalia difficilmente giustificabile di coprire con il segreto di Stato il sistema delle concessioni autostradali. Ma quest’anno, un po’ perché la misura è colma, un po’ perché in alcuni casi gli aumenti hanno raggiunto percentuali decisamente ragguardevoli, qualcosa è cambiato. E l’autotrasporto di fronte all’ennesimo rialzo ha deciso di dire basta.

 

LE RICHIESTE DI CNA FITA

Patrizio Ricci, presidente di CNA Fita, ha chiesto al governo «di revocare immediatamente gli aumenti delle tariffe autostradali riconosciuti ai concessionari come ogni inizio d’anno». Anche perché, spiega Ricci, l'aumento è certo, mentre il servizio fornito in cambio è soltanto presunto e, anzi, miglioramenti in tal senso «non sono riscontrati dalle associazioni degli autotrasportatori professionali, cui non è riconosciuta voce in capitolo, autentici figli di un dio minore che devono solo pagare e tacere. Eppure, nei costi di un’azienda di autotrasporto di merci per conto terzi, i pedaggi autostradali rappresentano la terza voce di costo dopo personale e carburante. Un vettore che esegue trasporti di linea nazionali effettua oltre il 70 per cento della sua percorrenza annua su autostrade a pedaggio». Da qui la richiesta di Ricci di «aggiornare le modalità di adeguamento annuale delle tariffe, un meccanismo sostanzialmente automatico in vigore dal 2007, per tenere conto in maniera più appropriata della qualità del servizio reso dai concessionari», che si può registrare a ogni precipitazione nevosa, nella mancanza di aree di sosta, nella cattiva manutenzione delle strutture e del manto autostradale

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Calendari divieti circolazione 2018

Sono disponibili i calendari relativi alla limitazione alla circolazione 2018. Scarica qui il pdf

I modelli cartacei, in formato tascabile, verranno consegnati alle aziende associate.

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Autostrade: aumenta il traffico pesante del 3,5%. Ma quanto è straniero?

 

In nove mesi il transito dei camion sulle autostrade è cresciuto del 3,5% rispetto al 2016. Quando peraltro c'era già stato un aumento. Segno che la domanda di trasporto aumenta.
Ma chi la assorbe? I dati qui non parlano propriamente italiano.
Nei primi nove mesi dell'anno, vale a dire da gennaio a settembre 2017, il traffico di veicoli pesanti in autostrada nel nostro Paese è aumentato, stando ai dati elaborati da Aiscat e resi noti dal Centro Ricerche Continental Autocarro, del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2016.
In termini chiari, cioè positivi, il dato è molto importante per più di una ragione:
1) Perché si tratta di una crescita decisamente maggiore anche rispetto a quella fatta registrare dal traffico leggero, attestato a un 1,9%.
I camion in circolazione sono aumentati a un ritmo molto maggiore rispetto a quello delle auto;
2) Si tratta di un dato tendenziale che peraltro soltanto a settembre ha visto un'impennata particolare portando l'incremento mensile a un +2,1%, quando nello stesso periodo l'incremento delle auto è stato di appena lo 0,3%;
3) Valutato su un lasso di tempo più lungo il dato conferma un andamento già registrato da qualche anno.
Negli anni più bui della crisi cioè il crollo delle percorrenze autostradali è stato netto e costante. L'inversione di tendenza c'è stato soltanto da un paio di anni, peraltro iniziata in modo timido e poi cresciuta nel tempo.
Questo è quindi il segno che la domanda di trasporti all'interno della penisola è andata aumentando e quindi che l'economia procede in modo ascendente.
Bisogna però vedere chi poi di fatto soddisfa questa domanda.
E qui arriviamo al dato in negativo, quello cioè un po' più scuro. Perché l'incremento dei traffici autostradali non tiene conto delle targhe, ma dei veicoli.
E il peso dei veicoli stranieri rispetto alla torta complessiva dei veicoli da trasporto viaggianti è sicuramente crescente. Ricordiamo infatti che, rispetto ai dati pre-crisi l'incremento delle tonnellate di merce trasportate in Italia in regime di cabotaggio internazionale è stato del
67,2%. Ma più in generale nella competizione internazionale l'autotrasporto italiano ha ceduto ben oltre la metà delle tonnellate/km che gestiva prima della crisi (Fonte: 100 Numeri per capire l'autotrasporto – Federservice). Non a caso la percentuale dei veicoli pesanti con targa
estera che entrano ed escono dall'Italia è attualmente del 60%. Ogni 10 veicoli, cioè, 6 sono stranieri e 4 italiani. E tra questi 6 la percentuale maggioritaria ha targa rumena.

CNA FITA sta organizzando una forte iniziativa per contrastare questo fenomeno, avrà il norme di #stopdumping, seguiranno i dovuto chiarimenti quando sarà pronta l'azione da lanciare.

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Il marebonus è legge: contributi agli armatori da ribaltare poi ai trasportatori.

Finalmente trova il suo approdo normativo anche il decreto sul Marebonus, il n. 176 del 13 Settembre 2017 comparso sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2017 e quindi in vigore dal 13 dicembre.
L'incentivo per il trasferimento modale (vale a dire per lo spostamento di camion dalla strada alle stive di una nave) non viene concesso direttamente ai trasportatori, ma alle imprese armatrici, le quali però hanno poi l'obbligo di rigirarlo nella misura non inferiore al 70% ai trasportatori.
Le imprese armatrici che possono beneficiare dei contributi sono tutte quelle che operano sul territorio nazionale, costituite anche in forma consorziata, cooperativa o attraverso il cosiddetto "slot agreement" (ovvero un accordo tra imprese armatrici per la ripartizione delle capacità di stivaggio della nave) che
hanno sede legale in uno degli Stati Membri o del SEE.
Per ottenere il contributo le imprese armatrici devono presentare dei progetti triennali per realizzare nuovi servizi marittimi, sia Ro-Ro sia Ro-Pax.
Sono incentivabili anche le iniziative per l'implementazione delle tecnologie ITS, nonché per il potenziamento dei livelli di sicurezza con lo scopo del miglioramento dei servizi a bordo durante la navigazione, compresi i servizi di accoglienza del personale di guida dei veicoli merci.
Affinché i servizi marittimi siano incentivabili devono presentare diverse caratteristiche:
•essere regolari e frequenti
•risultare economicamente sostenibili durante l'intero periodo di incentivazione
•proseguire e mantenere i miglioramenti qualitativi e quantitativi dei servizi esercitati almeno per i 36 mesi successivi al periodo dell'incentivazione
Tutti i servizi marittimi incentivabili devono essere funzionali al trasporto multimodale di complessi veicolare, autocarri, rimorchi, semirimorchi e casse mobili, di massa complessiva a pieno carico del singolo veicolo superiore alle 3,5 tonnellate, lungo rotte marittime a corto raggio sia via mare che mediante
navigazione fluviale.
Sono ammissibili sia i progetti finalizzati all'istituzione, avvio e realizzazione di un nuovo servizio di linea sia al miglioramento dei servizi su rotte esistenti.
Tali progetti devono essere accompagnati da una lettera di manifestazione di interesse da parte di almeno tre imprese di autotrasporto di merci clienti della linea indicata e dovranno garantire per l'anno successivo, pena la perdita del contributo, il mantenimento di almeno il 70% della capacità di stiva, espressa in metri lineari.
L'imprese armatrici sono tenute a ribaltare il contributo, nella misura non inferiore al 70%, in favore delle imprese di autotrasporto clienti che abbiano effettuato almeno 150 imbarchi di unità di trasporto ammesse al contributo.
Per quelle imprese di autotrasporto che, invece, hanno effettuato un numero di imbarchi minimo pari a 4.000 la percentuale è elevata all'80%.
Il ribaltamento del contributo può essere praticato dall'impresa armatrice o sotto forma di rimborso diretto oppure mediante sconti per successivi servizi prestati a favore dei propri clienti entro e non oltre 60 giorni dal ricevimento del contributo stesso.
Le imprese armatrici, che dovranno poi ribaltare la quota di contributo spettante alle imprese di autotrasporto clienti, sono tenute a verificare la regolarità delle stesse presso il portale dell'Albo degli Autotrasportatori.
Il contributo Marebonus verrà erogato annualmente, mentre l'apertura dei termini per la presentazione delle domande di accesso ai contributi sarà disposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale – Direzione
generale per il trasporto stradale e l'intermodalità di via Caraci 36, 00157 Roma, con apposito provvedimento entro il 27 dicembre prossimo.
Le domande per accedere al contributo dovranno pervenire al MIT all'indirizzo sopracitato entro e non oltre 45 giorni dalla pubblicazione del provvedimento dirigenziale di apertura dei termini per l'accesso al contributo.
L'attività istruttoria, di gestione operativa e di monitoraggio è affidata alla RAM (Società Rete Autostrade Mediterranee S.p.a.) che, per valutare i requisiti minimi di ammissibilità dei singoli progetti, considererà, al fine di un miglioramento dell'impatto ambientale, i seguenti criteri:
•l'uso di carburanti meno inquinanti;
•l'uso di dispositivi di abbattimento delle emissioni
•trattamenti con prodotti speciali della carena.
Il contributo Marebonus non è cumulabile con altri benefici, erogati per le erogati per le medesime finalità, a livello locale, regionale, nazionale o comunitario.

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Cassazione: Il regime fiscale per gli autisti è quello (più favorevole) delle indennità di trasferta

Qual è il regime fiscale da applicare alle retribuzioni degli autisti?
Diciamololo diversamente: la parte in più che l'autista percepisce per le trasferte è da assimilare a un normale reddito oppure è soltanto un'indennità e quindi sfugge alla tassazione?
La risposta a questo punto definitiva fornita dalla sentenza n. 27093 della Corte di Cassazione riunita a Sezioni Unite è molto precisa: il regime fiscale degli autisti non è quello dei trasfertisti, ma quello più vantaggioso delle indennità di trasferta.
Sembra una questione di poco conto, ma in realtà la differenza tra i due casi è abbastanza netta e perfettamente distinta dal Legislatore esattamente un anno fa con la legge n. 225 del 1° dicembre 2016, che convertiva con modificazioni il D.L. n. 193/2016 ("decreto fiscale"), che conteneva proprio
un'interpretazione autentica del concetto di trasferta, adesso ribadito dalla Cassazione.
Secondo questa norma il lavoratore trasfertista è tale se si verificano tre condizioni:
a) dispone di un contratto in cui non viene indicata la sede di lavoro;
b) svolge un'attività lavorativa che richiede continua mobilità;
c) percepisce una indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuiti senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.

Di conseguenza, quando si riscontrano tutti insieme questi criteri il lavoratore sarà inquadrabile come trasfertista e dovrà essere assoggettato al regime fiscale previsto dal comma 6 dell'articolo 51 T.U.I.R., vale a dire una tassazione del 50% delle somme riconosciute per la trasferta. In caso contrario, vale a dire se anche soltanto una di queste condizioni non è presente, allora si applica il regime fiscale previsto per le indennità di trasferta dal comma 5 del medesimo articolo 51 e cioè la tassazione soltanto delle somme che vanno oltre i 46,48 euro al giorno (77,47 in caso di trasferte all'estero) e comunque soltanto per la parte che va oltre tali valori.

Ora, siccome il terzo punto c) non è mai applicato a un autista di camion, in quanto questi ottiene un'indennità soltanto se svolge effettivamente la trasferta e peraltro in misura variabile in relazione al numero di ore passate in trasferta, tale autista non può essere definito come
"trasfertista". E di conseguenza la somma percepita per la trasferta si configura come un'indennità di disagio concessa esclusivamente per precisi periodi e in funzione delle ore trascorse al di fuori del territorio in cui si trova la sede di lavoro del dipendente.
Ed ecco perché le indennità di trasferta corrisposte agli autisti che occasionalmente prestino servizi per cui è necessario assentarsi dalla sede di lavoro non concorrono a formare il reddito almeno fino a una certa soglia.
La Cassazione quindi ha innanzi tutto ribadito questa differenza di retribuzione e di imposizione fiscale tra "trasfertisti abituali" e "trasfertisti occasionali".
Inoltre, ha riconosciuto il carattere retroattivo della norma, considerandolo applicabile anche prima dell'entrata in vigore del D.L. 193/2016. Quindi, i criteri distintivi ricordati si applicano anche alle situazioni e ai giudizi pendenti prima dell'entrata in vigore della norma interpretativa.

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L’autotrasporto al governo: «L’autista di camion è lavoro usurante»

Non c'è ingiustizia più grande che trattare situazioni uguali in modo diverso.
È questo, in sintesi, il senso della lettera che Unatras, e le tre organizzazioni sindacali dei lavoratori (Filt CGIL, Fit CISL e UILtrasporti) hanno scritto al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, per chiedergli di includere gli autisti di veicoli pesanti adibiti al trasporto delle merci tra le categorie che, in virtù del carattere usurante del lavoro, possono beneficiare del pensionamento anticipato.
L'ingiustizia a cui si fa riferimento nella lettera riguarda, più precisamente, il testo del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, laddove prevede che una serie di tipologie di lavoratori «possono esercitare, a domanda, il diritto per l'accesso al trattamento pensionistico anticipato, fermi restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a 35 anni».
Tra queste categorie rientrano, giustamente, «i conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo di persone», ma non i conducenti di veicoli merci.
In pratica, chi guida autobus per trasportare persone fa un lavoro usurante e può accedere anticipatamente alla pensione, chi invece guida un camion ne rimane escluso.
A dire il vero, le stesse associazioni scriventi ricordano che lungo questo muro discriminatorio si sono aperte alcune brecce.
La prima era presente nella legge di Bilancio 2017, in cui si concedeva anche ai conducenti di camion la possibilità di accedere alla cosiddetta APE Social, vale a dire di chiedere – entro il 31 dicembre 2018 – di anticipare la pensione al ricorrere di specifici requisiti.
Unatras, e le tre organizzazioni sindacali dei lavoratori, però, ricordano che, anche rispetto a questa misura, c'è stata un'altra ingiustizia, un altro trattamento differenziato per persone che svolgono identiche mansioni.
Infatti, la possibilità di accedere all'APE Sociale è stata riconosciuta esclusivamente agli autisti dipendenti e non anche ai trasportatori artigiani, anche noti come «padroncini», che sono sì titolari di un'impresa, ma di fatto guidano allo stesso identico modo degli altri.
Ragion per cui se è usurante quella come attività, lo sarà anche questa.
Ecco perché la richiesta rivolta al ministro Poletti di riconoscere come usurante l'attività di conducente di veicoli pesanti per trasporto merci include in modo esplicito anche i lavoratori artigiani, perché escludendoli – si dice – non solo si genererebbero «disuguaglianze di carattere sociale», ma si
rischierebbe anche di «rappresentare un rischio per la sicurezza stradale, tenuto conto dell'impegno richiesto a tali soggetti, che implica orari diurni e notturni, specifiche abilità e attenzione continuativa».
Detto altrimenti, accogliendo la richiesta il governo darebbe un contributo fondamentale non soltanto nella tutela della salute dei lavoratori, ma anche della sicurezza stradale.

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Francia antidumping: gli autisti distaccati obbligati a iscriversi a un portale pagando 40 euro - norma non ancora operativa

Novità per gli autotrasportatori distaccati in Francia.

Sulla base di un decreto adottato lo scorso 3 maggio (n.2017-751), chi vorrà operare in territorio francese dovrà registrarsi al portale SIPSI, presso il sito ufficiale del Ministero del Lavoro francese, al costo di 40 euro.
Il link presso cui registrarsi è il seguente: https://www.sipsi.travail.gouv.fr /

In sintesi, il decreto prevede che tutte le aziende straniere che distaccano dei dipendenti anch'essi stranieri sul territorio francese debbano, prima della trasferta, creare un account e compilare una dichiarazione preliminare di distacco.
Questa dichiarazione deve essere compilata per ogni dipendente distaccato e per ogni trasferta. Va precisato che per la legislazione francese si considerano distaccati sia gli autisti impegnati in Francia nelle operazioni di cabotaggio, sia i conducenti che effettuano qualsiasi trasporto da e per il
territorio francese essendo impiegati in aziende che non abbiano la sede legale in Francia.
La norma dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2018, giorno successivo alla pubblicazione del decreto ministeriale che stabilisce le condizioni per l'attuazione e il funzionamento del sistema di pagamento elettronico sulla Gazzetta Ufficiale francese.
Tuttavia tale data è solo indicativa, dato che il lavoro di adeguamento normativo e tecnico si annuncia piuttosto lungo, tale da posticipare l'entrata in vigore. Allo stato attuale, infatti, pare che l'Amministrazione francese non sia in grado di specificare le modalità tecniche previste per l'attuazione della nuova tassa prevista, in particolare a causa del fatto che tale misura è nella competenza decisionale del Governo.

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Autocarri medi e pesanti, in Italia l’età dei veicoli supera i 13 anni

Un anno e mezzo in più rispetto alla media in Europa.
È il preoccupante dato riguardante l'età media in Italia dei veicoli commerciali medi e pesanti (con PTT maggiore di 3,5 ton) in circolazione: 13,2 anni contro 11,7 (dato europeo).
La cifra è frutto di un'indagine del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Acea.
Secondo la ricerca, l'età media del parco circolante italiano è molto maggiore rispetto a quella dei principali Paesi europei occidentali: in Germania si ferma ad 8 anni, in Olanda a 7,9, in Francia a 7,5, in Svezia a 8,5, nel Regno Unito a 8,8, nel Belgio e in Irlanda a 9,8 e in Spagna a 12,6. Solo Grecia (18,7 anni),
Polonia (16,7), Croazia (14,3), Repubblica Ceca (13,9), Romania (13,8) e Portogallo (13,7) vedono girare sulle loro strade veicoli più antiquati.
Anche se la situazione appare migliorata rispetto a quella di due anni fa, quando l'età media dei pesanti nello Stivale era di 16 anni e dei medi addirittura di 19 anni, l'esigenza di accelerare il processo di ricambio del parco circolante appare evidente, aumentando le immatricolazioni di veicoli commerciali per togliere dalla strada i mezzi più vecchi, più inquinanti e pericolosi.

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Progetto giovani conducenti: nuovo finanziamento dell’Albo Autotrasporto

Il Comitato centrale dell'Albo, soddisfatto del riscontro ottenuto con il Progetto formativo Giovani Conducenti che puntava a formare 500 giovani aspiranti autotrasportatori, facendo loro conseguire la patente C e la CQC, mettendo a budget 1 milione di euro, ha rifinanziato il Progetto con altri 3 milioni di euro per coprire la quasi totalità delle 2.500 domande presentate on line.
Di nuovo e interessante è l'estensione della formazione per il conseguimento della patente CE, fortemente richiesta dalle associazioni di categoria, in ragione della conformazione del parco veicoli in circolazione che presenta una più consistente presenza di autotreni e autoarticolati.
Non sono ancora note le modalità di sviluppo delle nuove fasi del progetto.

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C'è l'accordo sul CCNL: 108 euro di aumento e sciopero dell'11-12 dicembre revocato

Un contratto scaduto il 31 dicembre 2015 e rinnovato dopo una trattativa estenuante durata cinque giorni ininterrotti.

C'è un nuovo contratto collettivo dell'autotrasporto che dovrebbe valere fino al 31 dicembre 2019.
Il condizionale è d'obbligo perchè formalmente il testo deve essere vagliato dalle assemblee delle singole associazioni che lo hanno sottoscritto e a quel punto essere confermato. Procedura questa che dovrà avvenire entro il prossimo febbraio.
Anche se le centrali cooperative, pur avendo partecipato alle prime tre giornate del tavolo, non hanno firmato l'ipotesi di accordo.

Intanto però emergono alcuni dettagli del nuovo contratto.
Le Organizzazioni Sindacali, sulla base dell'ipotesi di accordo raggiunto, si dicono soddisfatte soprattutto per aver conservato il contratto "unico" di settore che interessa oltre 700 mila lavoratori, «facendone accogliere e valorizzare i contenuti ad un tavolo di trattativa diviso ed aperto su più fronti da parte datoriale».
Per quanto riguarda la parte economica, il contratto prevede un aumento medio delle retribuzioni di 108 euro da riparametrarsi e una 'una tantum' di 300 euro.
In più ci sarà l'attuazione di un intervento nella parametrazione dei livelli, che porterà a un ulteriore aumento economico strutturale attraverso l'innovazione della classificazione/declaratoria del personale viaggiante.
Per quanto riguarda il personale viaggiante, la cosa inedita riguarda la riformulazione delle qualifiche degli autisti suddividendole in 8 livelli.
In particolare il 3° livello super è stato diviso in 3 qualifiche (A,B,C) che prendono in considerazione non solo il veicolo guidato e la patente posseduta, ma anche la mansione svolta, come per esempio i bisarchisti, gli autisti di merci pericolose, eccetera.
Scatta pure per il personale viaggiante la settimana mobile e la discontinuità automatica, due aspetti sui quali si attendono ulteriori approfondimenti.
Inoltre, sono state create le condizioni per favorire l'occupazione giovanile al fine di contrastare il distacco e la somministrazione transnazionale; l'introduzione della nuova figura professionale del rider, che verrà definita entro la stesura del testo del CCNL; l'introduzione della clausola sociale garantendo le tutele pre Jobs Act nel caso di cambi di appalto; una più precisa selezione dei cambi di appalto vietando i subappalti e prevedendo requisiti trasparenti per la scelta dei fornitori; un moderno orario di lavoro che tiene conto delle nuove esigenze di flessibilità dell'organizzazione del lavoro.
Inoltre, un punto su cui hanno tanto insistito i datori di lavoro riguarda l'assenteismo. E qui la ricetta per curare questa criticità è quella di decurtare la retribuzione dopo il quarto lunedì di assenza dal lavoro.
Dopo 3 eventi di malattia che iniziano di lunedì (per la durata massima di 7 giorni), la retribuzione del lavoratore sarà decurtata, fatte salve alcune patologie che il contratto riconosce ed esonera da questo meccanismo.
È stata affermata la volontà di costituire enti bilaterali regionali, oltre a quello nazionale già esistente, quali strumenti regolatori delle problematiche territoriali del settore. E' anche recepito l'accordo confederale del 2016 contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro.
Stando così le cose, specificano espressamente i sindacati, il previsto sciopero per l'11 e il 12 dicembre viene revocato.

Seguiranno ulteriori note maggiormente dettagliate.

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Nel confronto col ministero l’autotrasporto incassa quanto chiede.

È appena terminato l'incontro tra governo e associazioni di categoria e si è concluso con una vittoria dell'autotrasporto.
La parte governativa, capitanata dal capo del gabinetto del ministro, Mauro Bonaretti affiancato da Alberto Chiovelli, capo Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari generali e il Personale, si è presentata in campo con molta concretezza e con tutta l'intenzione di assecondare quelle che erano le richieste dell'autotrasporto.
Che in effetti di questioni sul tavolo ne ha messe tante, trovando delle porte completamente aperte.
Così, per esempio, l'emendamento relativo al taglio dei 50 milioni in tre anni passato in Commissione Trasporti sarà ritirato in sede di conferma prevista in Commissione Bilancio.
Il cosiddetto emendamento Amazon, relativo alla liberalizzazione dei veicoli fino a 1,5 ton, salta completamente anche perché di fatto non arrecava alcun giovamento di sorta.

In tempi brevi, e più precisamente entro il 7 dicembre, saranno stanziati i soldi per il rimborso dei pedaggi e per la formazione.
Mentre sul lungo termine è stato preso l'impegno di confermare anche l'ammontare complessivo relativo alle spese non documentate.
Anche se, in questo caso, parliamo di una misura che diventerà operativa soltanto con la prossima dichiarazione dei redditi a giugno 2018.

Rispetto invece alle questioni legate al Pacchetto Mobilità dell'Unione europea, le parti ministeriali hanno riferito che il ministro Graziano Delrio parteciperà in prima persona al prossimo 5 dicembre al Consiglio dei ministri dell'UE per assumere una posizione rigida su una serie di temi che
stanno a cuore all'autotrasporto nazionale e in più avanzerà la proposta di limitare i viaggi di cabotaggio a uno soltanto, quello cioè di ritorno verso la sede di rientro. In ogni caso il ministero ha anche preso l'impegno di costituire un tavolo permanente intorno al quale, insieme ai rappresentanti delle associazioni di categoria, affrontare e condividere tutte le questioni più spinose da inserire nel Pacchetto Mobilità.
Infine, i rappresentanti del ministero hanno anche aggiornato le associazioni dell'autotrasporto sulle nuove assunzioni con cui velocizzare le attività delle motorizzazioni, prima tra tutte i collaudi.
Oltre ai 30 ingegneri già inseriti in organico, già nella prossima legge di bilancio verranno fuori le risorse per assumerne altri 100, anche se l'intenzione è quella di far lievitare questo numero a 270, in modo da incrementare l'organico di 300 nuove figure complessive, beneficiando a tale
scopo di risorse proprie del ministero.
Tra le questioni in sospeso figura per esempio l'applicazione dei tempi di pagamento delle fatture di trasporto, che tutti lamentano, ma rispetto ai quali non tutti propongono la stessa ricetta.

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CCNL: il 3 Dicembre 2017 è stato sottoscritto il rinnovo del CCNL logistica, trasporto merci e spedizioni

Dopo due anni di trattative ed un rush finale di cinque giorni andati avanti ad oltranza, CNA Fita, Confartigianato Trasporti, SnaCasartigiani, CLAAI e tutte le associazioni di settore insieme a FILT CGIL FIT CISL E UILTRASPORTI UIL hanno sottoscritto il rinnovo del CCNL logistica trasporto merci e spedizione, scaduto il 31 dicembre 2015.
Il nuovo testo contrattuale scadrà il 31.12.2019.
Al termine di un iter arduo è stata sottoscritta una intesa che sancisce le peculiarità dell'Artigianato e della Imprese associate alle nostre federazioni.
Molti gli elementi innovativi: la nuova classificazione del personale, la settimana mobile e la discontinuità automatica per il personale viaggiante, misure di contrasto dell'assenteismo, la caduta del divieto di utilizzo del lavoro intermittente, il riconoscimento della bilateralità propria del nostro sistema.
Sono state inoltre introdotte misure per favorire l'occupazione e per contrastare il dumping sociale perpetuato dalle imprese estere.
Il nuovo CCNL è un importante passo in avanti per il sistema della rappresentanza e costituisce uno strumento di grande utilità e di reale modernizzazione che potrà favorire l'auspicata ripresa del settore.
Seguiranno approfondimenti.

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Unatras mette in mora il governo e spiega l'ingresso in campagna elettorale

Mercoledì 29 novembre rischia di diventare una data importante per l'autotrasporto. Storica, a dire il vero, lo è già. Perché segna una sorta di rottura di un digiuno: dopo ben sette mesi le associazioni dell'autotrasporto torneranno a incontrarsi con il governo. Non accadeva dal 27 aprile scorso. Non possiamo dire che l'incontro sarà con il rappresentante delegato dall'esecutivo perché, come sapete, non esiste più dallo scorso 19 maggio, il giorno in cui la sottosegretario Simona Vicari, impaludatasi nella vicenda dei Rolex ricevuti in regalo, rassegnò le dimissioni. Al suo posto ci sarà il Capo di Gabinetto del
ministro, Mauro Bonaretti, che nella convocazione inviata alle associazioni dell'autotrasporto scrive che l'incontro sarà l'occasione per fare un "punto" sulle questioni inerenti al settore.
Ma in Unatras, questa giustificazione fornita da Bonaretti, l'hanno trovata un po' superficiale. E nell'incontro della presidenza organizzato lo scorso 22 novembre lo hanno prima detto e poi scritto (in un comunicato) a chiare lettere, spiegando che «la semplice convocazione di un incontro tecnico, che avviene per giunta dopo mesi e mesi di assordante silenzio da parte del ministro e dell'intero Governo, non può certo bastare a mitigare il disagio del settore».
Insomma, per Unatras non basta fare il punto della situazione e redarre il "cahier de doléances", ma bisogna anche fornire risposte concrete. Perché senza queste risposte, si chiarisce fin d'ora nel comunicato, «sarà difficile evitare che l'autotrasporto, già all'inizio del prossimo anno, si mobiliti in forme anche eclatanti a tutela delle decine di migliaia di piccole e medie imprese, che del settore costituiscono l'ossatura fondamentale».
Il messaggio quindi è chiaro: senza concretezza si passerà dalle parole ai fatti.
E i primi fatti da realizzare sono appunto momenti di mobilitazione "anche eclatanti".
Unatras ha intenzione di partecipare alla prossima campagna elettorale in maniera attiva, organizzando incontri «con forze politiche e candidati per ottenere da ciascuno di essi specifici e precisi impegni».
Ii punti programmatici sul quale conquistare l'adesione di possibili forze politiche sono i seguenti:
1) sulla definizione dei costi di riferimento utili per comprendere quanto l'andamento del mercato sia effettivamente congruo, da affidare a un'autorità terza magari pubblica;
2) sull'introduzione dell'obbligatorietà del contratto di trasporto scritto;
3) sul rispetto dei tempi di pagamento (caricando la responsabilità del pagamento oltre i 60 giorni al committente);
4) sulla maggiore diffusione del portale della regolarità contributiva realizzato dall'Albo che di fatto consente al committente di poter scegliere trasportatori regolari e di divenire al contrario corresponsabile.

Buona parte di questi punti hanno incontrato il favore delle altre associazioni, tranne quello relativo all'obbligatorietà del contratto scritto di trasporto, visto da qualcuno come un possibile aggravio burocratico.
Altri possibili contenuti sono stati quelli di redigere un Testo Unico dell'Autotrasporto, in modo da razionalizzare la normativa e ripulirla da stratificazioni e contraddizioni attualmente presenti, e di ripensare l'Albo riportandolo a una gestione diretta degli autotrasportatori, quindi al di fuori della cornice ministeriale.
In definitiva si tratta di 4-5 proposte concrete, fornire un nuovo sostegno all'autotrasporto e garantirgli un futuro migliore.

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Rinnovo CCNL: l’11-12 dicembre possibile sciopero-bis dei sindacati; le condizioni di Unatras e di Anita

Passata la tempesta dello sciopero i diversi "uccelli" dell'autotrasporto tornano nuovamente a pigolare seppure in maniera informale. I resoconti però di questi incontri non ufficiali non sembrano andare in parallelo.
Da parte sindacale, infatti, si continua ad agitare lo spettro dello sciopero e, definendo «straordinaria» l'adesione alla protesta dei giorni 27, 30 e 31 ottobre, rilanciano la sfida proclamando una nuova mobilitazione del settore per l'11 e il 12 dicembre prossimi.
Dopodiché le Segreterie Nazionali di FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI «affermano l'urgenza di riaprire formalmente il confronto con tutte le Associazioni Datoriali a cui si richiede una maggiore responsabilità in ordine alla rapidità di giungere alla firma del CCNL unico di settore».
Le parole chiave di questo messaggio sono, evidentemente, oltre al richiamo all'insieme di tutte le associazioni, escludendo quindi la volontà di trattare in modo separato con più organizzazioni, la volontà di sottoscrivere un unico contratto e non distinti negozi distinguendo il trasporto merci
su gomma, la logistica e il mondo delle cooperative, come è stato ipotizzato nel corso delle passate trattative.
Da parte datoriale, invece, Anita e tutte le associazioni aderenti a Unatras indicano come nodi da sciogliere i seguenti punti:
- la lotta all'assenteismo, giudicato troppo elevato come media generale;
- la disciplina del lavoro a chiamata;
- la definizione contrattuale con cui inquadrare i neoassunti;
- la predisposizione di un nuovo modello contrattuale volto a valorizzare la contrattazione aziendale e territoriale.
In pratica il messaggio inviato dalle associazioni datoriali è che una volta sciolti i nodi relativi a questi istituti, si potrà arrivare a «una tempestiva chiusura dei negoziati dell'autotrasporto», che peraltro potranno ripartire «già dalla prossima settimana».
Inoltre, Anita e Unatras ribadiscono che tra questi nodi, né in generale tra le richieste avanzate, compare la rimozione di diritti acquisiti dai lavoratori o quella della 14° mensilità.

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