Normative e Servizi

Nuove disposizioni sui contratti a termine contenute nel Decreto Dignità: Le preoccupazioni della CNA

CNA esprime una forte preoccupazione per la reintroduzione delle causali nei contratti a tempo determinato. Si riprodurebbe la stessa situazione che in passato è stata fonte di numerosi contenziosi, in contrasto con la volontà espressa dal Governo di introdurre elementi di forte semplificazione in campo economico. L’eliminazione dell’obbligo della causale ha infatti ridotto il contenzioso in sede giudiziale. In questo modo è venuta meno l’incertezza giuridica che si era verificata in precedenza e che aveva frenato la diffusione di questo modello contrattuale, quando era rimessa alla discrezionalità del giudice il compito di verificare la sussistenza delle ragioni della azienda.
Eliminando la causale, l’occupazione nelle imprese artigiane è cresciuta del 12, 4%, sostenuta anche dal miglioramento congiunturale ma soprattutto dalla possibilità di assumere con contratto a tempo determinato, uno strumento che consente alle imprese di trasformare ogni aspettativa di ripresa in nuova occupazione. Va sottolineata che questa tipologia di contratto garantisce piena tutela ai lavoratori assunti a parità di trattamento rispetto agli assunti a tempo indeterminato. Esiste il rischio concreto che le modifiche così affrettate abbiano le stesse conseguenze negative della abolizione dei Voucher, che ha prodotto una drastica riduzione delle attività per le quali venivano utilizzati.

 

LE NOVITÀ INTRODOTTE SUI CONTRATTI DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO

Approvato, in data 2 luglio, dal Consiglio dei Ministri il Decreto Dignità, che interviene sul Jobs Act a modificare la disciplina dei contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, anche con riferimento ai rapporti di somministrazione.

Il decreto entra in vigore il giorno successivo a quella della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Le nuove disposizioni trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all'entrata in vigore del decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del decreto

 

Contratti a termine

La stipula di contratti a tempo determinato potrà continuare ad essere “acausale” soltanto in caso di durata non superiore a 12 mesi.

Sarà invece in ogni caso necessario apporre una causale in caso di rinnovi successivi al primo contratto a termine o anche dal primo contratto di assunzione se di durata superiore a 12 mesi.

Ridotto il limite massimo di durata complessiva di rapporti a termine a 24 mesi tra il medesimo datore di lavoro e lavoratore.

La causale da apporre al contratto, in caso di proroghe e successi al primo, deve essere connessa ad esigenze:

  • temporanee ed oggettive, estranee all'ordinaria attività del datore di lavoro;
  • sostitutive;
  • relative ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria;
  • relative a  lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del Ministero del Lavoro delle politiche Sociali.

Una copia del contratto, necessariamente stipulato in forma scritta, dovrà essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

L’impugnazione del contratto è consentita entro il termine di 270 giorni.

Sono pari a 4 il numero massimo di proroghe,  previo espresso consenso del lavoratore, e comunque entro il limite dei trentasei mesi, a prescindere dal numero di contratti, pena la conversione del rapporto a tempo indeterminato.

I contratti di somministrazione rientrano nel conteggio dei  limiti del contratto a temine.

Contribuzione previdenziale aggiuntiva

In tutti i casi di instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato, sarà previsto un contributo previdenziale aggiuntivo pari allo 0,5% per ogni rinnovo a partire dal secondo.

Tale aliquota contributiva va dunque a sommarsi al contributo di finanziamento della NaspI, già in vigore e pari all’1,40%, al cui versamento sono obbligati i datori di lavoro che occupano lavoratori a tempo determinato.

Stante la medesima natura dei due contributi, appare plausibile la possibilità di recuperare questo onere in caso di successiva conversione del rapporto a tempo indeterminato.

 

Altri provvedimenti

 

Maxi indennizzo per i licenziamenti 
Per i licenziamenti illegittimi l'indennità massima al lavoratore sale da 24 a 36 mensilità. L'indennizzo minimo passa da 4 a 6 mensilità
Sanzioni contro le delocalizzazioni

 

Restituzione degli aiuti produttivi per chi delocalizza entro 5 anni. Sanzioni da 2 a 4 volte l'importo indebitamente fruito.

 

 

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